E’ morto Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

Giulio Andreotti (1919-2013)

Giulio Andreotti si è spento oggi nella sua abitazione romana alle 12 e 25. Il Senatore aveva 94 anni, essendo nato il 14 gennaio del 1919. Politico quasi immortale era sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta. E’ stato l’uomo di governo e di partito italiano più blasonato, per ben sette volte alla guida dell’esecutivo, uno dei leader democristiani più votati.

Pietà per la nostra povera Patria

Pieta’ per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pieta’ per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pieta’ per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pieta’ per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pieta’ per la nazione il cui fiato e’ danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pieta’ per la nazione – oh, pieta’ per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di liberta’!

Pier Paolo Pasolini

Immagine anteprima YouTube

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere 
di gente infame, che non sa cos’è il pudore, 
si credono potenti e gli va bene quello che fanno; 
e tutto gli appartiene. 
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! 
Questo paese è devastato dal dolore… 
ma non vi danno un po’ di dispiacere 
quei corpi in terra senza più calore? 
Non cambierà, non cambierà 
no cambierà, forse cambierà. 
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? 
Nel fango affonda lo stivale dei maiali. 
Me ne vergogno un poco, e mi fa male 
vedere un uomo come un animale. 
Non cambierà, non cambierà 
si che cambierà, vedrai che cambierà. 
Si può sperare che il mondo torni a quote più normali 
che possa contemplare il cielo e i fiori, 
che non si parli più di dittature 
se avremo ancora un po’ da vivere… 
La primavera intanto tarda ad arrivare. 

Franco Battiato

Il Convento di Colle dell’Oro cade a pezzi

A distanza di cinque anni dalla nostra denuncia sullo stato di abbandono del Convento di Colle dell’Oro, struttura adibita per molti anni a casa di riposo, nulla è stato fatto. Le foto attuali ci mostrano come la già critica situazione di allora è notevolmente peggiorata.

Il crollo del tetto ha portato al decadimento del piano ultimo, le continue infiltrazioni d’acqua hanno causato danni anche ai piani inferiori. Ben poco è rimasto ormai dei bellissimi affreschi presenti nell’antico refettorio monastico. Per non parlare dello stato di abbandono dell’intero parco .

Il Comune negli scorsi anni ha ripetutamente tentato una vendita all’asta dell’immobile, ma il notevole degrado, insieme ad un prezzo di vendita troppo elevato, soprattutto in un momento di crisi, non hanno consentito di trovare un acquirente.

Il degrado della parte conventuale sta addirittura compromettendo la staticità della canonica, recentemente restaurata, causando nuove infiltrazioni meteoriche e la inabitabilità della casa parrocchiale, ormai abbandonata dal parroco.

Ancora un esempio di cattiva gestione di un pregevole patrimonio immobiliare e artistico di proprietà del Comune di Terni, che non è addebitabile certamente solo alla presente gestione della giunta Di Girolamo, fortemente limitata nella capacità di spesa da debiti, patto di stabilità, crisi e da una cronica incuria che data negli anni.

Colle dell'Oro01

Colle dell’Oro

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Prospettive di sviluppo del sistema economico ternano

Cari amici, ripropongo un articolo pubblicato dieci anni fa nel n. 82 di Indagini, perchè in questo periodo sono tutto preso nella preparazione di due articoli che stanno andando in pubblicazione su prestigiose riviste scientifiche, ma soprattutto perchè rileggendo questo contributo mi sono reso conto di quanto sia tragicamente attuale. In realtà si tratta di un breve saggio il cui contenuto si rispecchia poco o nulla nel titolo, essendo di carattere generale e non localistico. Lo spunto per questa semplice raccolta di riflessioni nasceva, comunque, dalla incipiente crisi che la mia città sperimentava fin dagli anni della privatizzazione delle aziende ex IRI. Da allora quella crisi è diventata prima sistemica, poi, dal 2008, una vera e propria tragedia che condividiamo con la maggior parte dei Paesi europei, la stessa crisi che prima di noi avevano sperimentato Argentina, Regno Unito e Stati Uniti, e tutti per lo stesso motivo, la insensata applicazione delle politiche neoliberiste che hanno reso ingiustamente famosi personaggi come Margaret Hilda Roberts, coniugata Thatcher, la cosidetta lady di ferro, o Ronald Reagan, tanto per citare i più noti, veri e propri flagelli di Dio che si sono abbattuti su organismi governativi deboli destabilizzandone e saccheggiandone le economie e gli ordinamenti democratici. Proprio in questo momento anche noi stiamo pagando, a danno del nostro benessere economico e sociale, le conseguenze della connivenza di alcuni uomini politici i quali da Tangentopoli in poi hanno spalancato le porte della città ai Lanzichenecchi di Bilderberg e della tremenda finanza di saccheggio di origine anglosassone. Purtroppo non si intravede l’alba di questa lunga notte, forse solo un grosso incendio potrà rischiarare le tenebre.

Tatcher donna di ferro, vignetta di Roberto Lancia

Tatcher donna di ferro, vignetta di Roberto Lancia

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Terni, siamo dinanzi ad una nuova tangentopoli come negli anni ’90?

corruzione

Speriamo di no, anche perché alla luce della critica situazione nazionale e di quella locale, ancor peggiore, legate alla disoccupazione, all’incertezza del futuro delle acciaierie, alla vendita della Basell, alle voci non confermate della chiusura dell’Adica di Nera Montoro, alla non approvazione del piano di rilancio della Sangemini, questo stato di cose getterebbe ancor più nello sconforto la nostra città e non credo che i cittadini si meritino tutto cio’. La speranza è che la magistratura verifichi eventuali errori e che se siano accertati siano frutto di superficialità e poca professionalità, ma non di dolo.

Terni, la Diocesi e gli intrecci perversi: sotto i riflettori finiscono anche i palazzi del potere

Il castello di San Girolamo è solo la punta di un iceberg e le indagini sono dirette anche in altre direzioni: si cercano le possibili coperture politiche offerte negli anni

Che quella del castello di San Girolamo sia solo la punta di un iceberg è ormai chiaro a tutti. Come l’apparente sorpresa con cui è stata accolta l’iniziativa della procura della Repubblica che, inviando le sette informazioni di garanzia, ha ufficializzato la riapertura, in grande stile, delle indagini che coinvolgono la Diocesi di Terni. Ma non solo.

L’intreccio Perché la trama, intricatissima, nella quale si incrociano le tante vicende riconducibili a quella matrice e nelle quali figurano, spesso, gli stessi nomi, di persone e di società, potrebbe essersi intersecata – l’informazione di garanzia inviata all’ex sindaco di Narni, Stefano Bigaroni, è la dimostrazione dei sospetti – con quella della politica. Ed il Comune di Narni non sarebbe l’unico palazzo pubblico ad essere finito sotto il riflettore acceso dagli inquirenti. Anzi, non lo è di sicuro.

La politica Tutto perché nei faldoni che si sono accumulati nel tempo, oltre alle vicende relative al castello di San Girolamo, ci sono altre storie, che adesso mostrano troppi elementi in comune: quella del fallimento Cassetta, per esempio, o quella dell’ex convento delle Orsoline, o quella del Santa Monica di Amelia. Fino a collegamenti, sempre ipotizzati, ma che stavolta potrebbero aver ottenuto riscontri, con altre operazioni immobiliari che non si sarebbero potute compiere senza che, quanto meno, se ne rendesse conto chi era al governo della città, o chi poteva, comunque, avere un ruolo autorevole nelle scelte che venivano compiute.

Le similitudini E poi, la coincidenza non poteva passare inosservata, ci sono le curiose similitudini che queste operazioni avevano tra di loro e con altre che, almeno per il momento, non sono emerse o sono rimaste in secondo piano. Ma sulle quali si indaga: l’acquisizione di terreni o, soprattutto, immobili a cui corrispondeva un vorticoso scambio di quote e partecipazioni; le successive richieste di mutui, con i beni di cui si entrava in possesso offerti in garanzia; i tempi strettissimi, spesso giorni, che caratterizzano imponenti movimenti di denaro.

La Diocesi Chi ha avuto modo di vederlo all’opera racconta di un monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico inviato a Terni sette mesi dopo la partenza del vescovo Vincenzo Paglia «lucido e determinato», ma anche «straordinariamente tranquillo» e, comunque, «seriamente intenzionato a mettere ordine in una Diocesi allo sbando». Sarà certamente merito della fede, che non gli fa difetto, ma forse c’è dell’altro: la decisione con cui sta operando è – su questo chi è pratico di questioni vaticane non ha dubbi – figlia di un mandato «ampio e senza condizioni» che gli è stato certamente dato.

L’avvocato Intanto l’avvocato Giovanni Ranalli fa sapere che «nessun invito (a non occuparsi più delle faccende legali della Diocesi; ndr) è mai pervenuto al riguardo da monsignor Vecchi, con il quale, anzi, successivamente alla sua incardinazione, mi sono intrattenuto a colloquio in un clima sereno, di stima e fiducia. Tantomeno risulta revocato alcun mandato di quelli che la Diocesi, con mio grande onore, ha voluto conferirmi».

di Marco Torricelli — da Umbria 24 del 29/03/2013

 

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La storia delle idee

La storia delle idee e la storia delle azioni corrono su binari paralleli che raramente si incontrano, restituire un'anima alla politica significa restituirle la forza delle idee, liberarla da quel preoccupante abbraccio con le lobbies economico finanziarie che, palesatosi dalla fine degli anni 80, ha portato in breve il sistema politico italiano alla tragica Caporetto di Tangentopoli, e alle disfatte odierne. Compito degli intellettuali è quello di individuare i nessi tra economia ed etica, di mediare tra il darwinismo sociale del laissez faire e il totalitarismo politico sociale dello stato, tenuto conto del fatto che comunque uno stato sano non sarà mai uno stato minimo. Una società non può esistere senza che vi si inserisca in qualche punto in freno della volontà e degli appetiti sfrenati. Occorre tornare alla guida delle idee, abbandonare i tecnicismi tattici della politica odierna, riappropriarsi della capacità progettuale che fu una delle risorse d'eccellenza della cosiddetta Prima Repubblica.