Categoria: Mondiale (Page 1 of 5)

I parassiti che hanno generato la crisi

Il cartello della Federal Reserve. Le otto famiglie.

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I quattro cavalieri bancari (Bank of America, JP Morgan Chase, Citigroup e Wells Fargo) possiedono i quattro cavalieri del petrolio (Exxon Mobil, Royal Dutch/Shell, BP Amoco e Chevron Texaco), in tandem con Deutsche Bank, BNP, Barclays e altri vecchi colossi monetari europei. Ma il loro monopolio sull’economia globale non si ferma sull’orlo del pozzo petrolifero. Secondo i 10mila documenti societari depositati alla SEC, i quattro cavalieri bancari sono tra i primi dieci titolari di azioni di praticamente ogni società di Fortune 500. Così sono gli azionisti delle banche centrali? Questa informazione va analizzata molto più da vicino. Le mie domande sulle agenzie di regolamentazione bancaria, in materia di partecipazione azionaria delle prime 25 aziende bancarie degli Stati Uniti furono poste con il Freedom of Information Act, prima di essere negate per motivi di “sicurezza nazionale”. Questo è piuttosto ironico, dal momento che molti azionisti bancari risiedono in Europa. Un archivio importante sulla ricchezza dell’oligarchia globale che possiede queste holding bancarie è l’US Trust Corporation, fondata nel 1853 e ora di proprietà di Bank of America. L’ultimo US Corporate Trust Director e Trustee Onorario fu Walter Rothschild. Altri direttori furono Daniel Davison di JP Morgan Chase, Richard Tucker di Exxon Mobil, Daniel Roberts di Citigroup e Marshall Schwartz di Morgan Stanley.

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Crescita, benessere e compiti dell’economia politica

Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi

Ancona, 5 novembre 2010

Il nome di Giorgio Fuà è intimamente legato agli studi sullo sviluppo economico. Lo ricordiamo come il responsabile del gruppo di lavoro italiano nelgrande progetto internazionale di ricerca sullo sviluppo dei paesi industrializzati coordinato da Simon Kuznets e Moses Abramovitz. A Fuà siamo debitori della ricostruzione dei conti economici per l’Italia unita, ancora oggi punto di riferimento per gli studiosi. Gli dobbiamo anche fondamentali approfondimenti metodologici, come lo studio sull’indice a catena del prodotto interno lordo italiano, pubblicato più di dieci anni prima che l’Istat lo adottasse. Al suo contributo farà riferimento la Banca d’Italia negli studi per celebrare il 150° anniversario dell’Unità del nostro paese. Fuà tenne uno dei suoi più importanti interventi in occasione della Lettura annuale dell’Associazione Il Mulino nel 19933. È da quel saggio che ho ripreso il titolo di questa mia relazione. Per Fuà il reddito nazionale e il benessere collettivo non sono la stessa cosa11. Il tema è di stretta attualità: se ne sono recentemente occupate la Commissione dell’Unione europea, in una Comunicazione al Consiglio e al Parlamento Europeo12, e la Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, nominata dal Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy e presieduta da Joseph Stiglitz13. Viene prefigurata un’evoluzione dei sistemi statistici e un’estensione della contabilità nazionale che tengano conto degli aspetti distributivi, della ricchezza, della qualità della vita e dell’ambiente. Gli istituti nazionali di statistica, organismi internazionali come l’OCSE, hanno avviato dei programmi di lavoro che avranno implicazioni importanti per l’analisi e per la politica economica.

 

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