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Giovanni Galloni

Nato a Paternò (Catania) nel 1927, figlio di un intendente di finanza, si trasferì con la famiglia a Bologna, dove a soli venti anni si laureò in giurisprudenza. Nel 1959 conseguì la libera docenza in diritto agrario, insegnando quindi nelle università di Napoli, Firenze e Roma Tor Vergata. Nel 1944 ha partecipato alla Resistenza a Bologna, dopo la liberazione ha aderito alla Democrazia Cristiana bolognese nella corrente dossettiana, fu delegato regionale dei gruppi giovanili dal 1945 al 1950. Dopo l’abbandono della politica di Dossetti e l’incontro con Rumor e Taviani ha fondato e diretto Iniziativa Democratica, poi La Base e in fine Prospettive con Giovanni Marcora.

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Pietro Ingrao

Pietro Ingrao nacque a Lenola (Latina) il 30 marzo 1915. A diciannove anni partecipò con una poesia ai Littoriali della cultura e dell’arte, manifestazione di regime che prevedeva gare multidisciplinari dedicate alla celebrazione dei fasti del Partito Nazionale Fascista. La poesia del giovane Pietro, “Coro per la nascita di una città (Littoria)”, ottenne il terzo posto. La sua attivitα antifascista ebbe inizio nel 1939 tra gli studenti dell’università di Roma, dove si laureò in Giurisprudenza e in Lettere e Filosofia, in seguito divenne giornalista. Nel 1940 entrò a far parte del Partito Comunista e partecipò attivamente alla resistenza partigiana. Al termine della seconda guerra mondiale Ingrao fu uno degli indiscussi punti di riferimento dell’area del partito schierata su posizioni marxiste-leniniste. Rappresentante dell’ala di sinistra del partito della sinistra, sul piano politico Ingrao ebbe sovente profondi scontri politici con Giorgio Amendola, che all’interno del Pci rappresentava la fazione opposta. Durante la sua lunga carriera è stato direttore del quotidiano L’Unità dal 1947 al 1957 e deputato della Repubblica dal 1948 e al 1994. Entrato a far parte della direzione e della segreteria nazionale del partito in occasione del VIII congresso del Pci, del 1956, Ingrao arrivò a ricoprire l’alto ruolo istituzionale di Presidente della Camera dei Deputati dal 1976 al 1979, succedendo a Sandro Pertini, essendo il primo rappresentante comunista a ricoprire tale carica. Dopo il XIV congresso del PCI del 1975 fu nominato presidente del Centro Iniziative e Studi per la Riforma dello Stato del Pci. Negli anni ’90, pur opponendosi alla sua nascita, contribuì alla fondazione del Partito Democratico della Sinistra, dal quale poco tempo dopo si staccò. Dopo le elezioni europee del 2004 aderì al Partito della Rifondazione Comunista, di Fausto Bertinotti.
La produzione letteraria di Pietro Ingrao comprende poesie e saggi politici; tra le sua opere più importanti:
“L’alta febbre del fare” (1977);
“Masse e potere” (1977);
“Crisi e terza via. Intervista di Romano Ledda” (1978);
“Parlamento, regioni, Mezzogiorno” (1982);
“Il dubbio dei vincitori” (1986);
“Interventi sul campo” (1990);
“Appuntamenti di fine secolo”, (1995) con la collaborazione di Rossana Rossanda;
“Variazioni serali” (2000);
“Conversazione su Il dubbio dei vincitori”” (2002);
“Non ci sto! Appunti per un mondo migliore” (2003);
“La guerra sospesa. I nuovi connubi tra politica e armi” (2003);
“Una lettera di Pietro Ingrao. Con una risposta di Goffredo Bettini” (2005);
“Volevo la luna” (2006);
“Mi sono molto divertito. Scritti sul cinema (1936-2003)” (2006);
“La pratica del dubbio. Dialogo con Claudio Carnieri” (2007).

Giovanni Gronchi

(10 settembre 1887 – 17 ottobre 1978)
Il secondo Presidente della storia della Repubblica Italiana, dopo il presidente provvisorio Enrico De Nicola e il liberale Luigi Einaudi, nacque a Pontedera (Pisa) il 10 settembre 1887. Laureato in lettere alla Normale di Pisa, Giovanni Gronchi insegnò in varie località italiane, tra le quali Parma, Massa, Bergamo e Monza, aderì  al Movimento Cristiano di don Romolo Murri. Dopo la prima guerra mondiale, cui partecipò come volontario, nel 1919 fu uno dei fondatori del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo.
Eletto come deputato di Pisa nelle elezioni del 1919 e del 1921, XXV-XXVI legislatura, Gronchi fu chiamato a dirigere la Confederazione dei Lavoratori Cristiani e nominato Sottosegretario all’Industria e Commercio nel 1922, nel primo governo Mussolini, fino al Congresso di Torino del Partito Popolare, aprile 1923, dove venne decisa la non collaborazione e il ritiro dal Governo dei rappresentanti del P.P.I.
Gronchi riassunse la guida dei sindacalisti bianchi, cercando così di fronteggiare le violenze delle squadre fasciste ,di cui le sedi popolari e delle leghe cattoliche furono quotidianamente vittime. Non a caso Piero Gobetti, grande intellettuale e martire del fascismo, ebbe per Giovanni Gronchi pagine di stima e di grande considerazione nella sua rivista “ivoluzione Liberale.
Quando nel 1924 Luigi Sturzo abbandonò la segreteria del Partito Popolare, assieme a Giuseppe Spataro e a Giulio Rodinò, diresse il partito nel difficile momento storico. Rieletto deputato nel 1924 Gronchi passò all’opposizione, partecipando alla secessione avvenuta sull’Aventino e decadde dal mandato parlamentare. Durante la Resistenza fu membro del CLN e partecipò alla fondazione della Democrazia Cristiana. Rieletto deputato il 18 aprile 1948 ,da sempre favorevole al proseguimento dell’esperienza dell’unità nazionale con i comunisti e i socialisti, si scontrò apertamente con De Gasperi, il quale lo nominerà comunque Ministro dell’Industria nei suoi primi governi.
L’8 maggio 1948 Gronchi venne eletto Presidente della Camera, incarico che mantenne sino al giorno della sua elezione alla Presidenza della Repubblica, avvenuta il 29 aprile 1955. Divenuto Senatore a vita, quale ex Presidente della Repubblica, si iscriverà al gruppo misto.
Giovanni Gronchi è deceduto il 17 ottobre 1978, a 91 anni, lasciando i due figli e la moglie Carla Bissatini.

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