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La famiglia Sassoon

Famiglia ebraica tra le più antiche del mondo. Nel Cinquecento i Sassoon si trasferirono a Baghdad, dove verso la fine della Prima Guerra Mondiale furono tra i protagonisti della formazione dello Stato iracheno, il cui primo Ministro delle Finanze fu proprio Eskell Sassoon, carica che conservò per sette governi consecutivi.

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Walter Tobagi

Raccontò con passione, ma con professionalità, le cronache della bomba di piazza Fontana, delle piste nere che chiamavano in causa personaggi come Valpreda, Pinelli, Merlino Freda e Ventura, dell’assassinio del commissario Calabresi, della misteriosa morte di Giangiacomo Feltrinelli. Si occupò delle prime operazioni delle BR, di Lotta Continua, di Potere Operaio e di Avanguardia Operaia fino al sequestro Moro. Analizzò attentamente le BR e l’altra eversione armata italiana, dal fenomeno degli autoriduttori che disturbavano le Feste dell’Unità ai primi episodi di sangue, sottolineando la possibilità di un radicamento del terrorismo nei luoghi di lavoro, teorizzò la sterilizzazione dell’ambiente in cui il terrorismo stesso si andava istallando, il “prosciugamento della risaia”.

In Vivere e morire da giudice a Milano Walter scrisse di Emilio Alessandrini, sostituto procuratore della Repubblica, ucciso da Prima Linea all’età di 39 anni, il magistrato si era occupato di indagini su gruppi estremisti di destra e su gruppi terroristi di sinistra.

Sostenne che i terroristi prendevano di mira preferibilmente i riformisti, il loro obiettivo sembrava il togliere dalla scena quel corpus di mediazione che poteva garantire il perpetrarsi del tipo di società che essi rifiutavano.

Il giorno precedente il suo assassinio presiedette un incontro al Circolo della stampa di Milano per discutere del caso Isman, un giornalista del Messaggero, incarcerato per aver pubblicato un documento sul terrorismo. Tobagi fu ucciso alle 11 di mattina da un gruppo di terroristi, Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano. Due di questi, appartenevano all’ambiente giornalistico, sono Marco Barbone, figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice Sansoni, e Paolo Morandini, figlio del critico cinematografico del quotidiano Il Giorno Morando Morandini.

In pochi mesi le indagini di Carabinieri portarono agli assassini e alla scoperta della organizzazione denominata Brigata XXVIII marzo guidata da Marco Barbone, il quale subito dopo il suo arresto, il 25 settembre del 1980, decise di collaborare con gli inquirenti. Le rivelazioni dell’ex capo portarono consentirono di neutralizzare l’intera Brigata XXVIII marzo e di arrestare oltre un centinaio di sospetti terroristi di sinistra.

Il processo ebbe inizio il 1 marzo 1983 e terminò 28 novembre dello stesso anno, la sentenza suscitò polemiche e rabbia, il giudice Cusumano concesse a Marco Barbone, Mario Ferrandi, Umberto Mazzola, Paolo Morandini, Pio Pugliese e Rocco Ricciardi la libertà provvisoria ordinandone l’immediata scarcerazione “se non detenuti per altra causa”, mentre agli altri membri della XVIII marzo, De Stefano, Giordano e Laus, furono inflitti trent’anni di carcere. Durante il processo si evidenziò una singolare assonanza di punti di vista tra pm e difesa di Barbone e una insolita, contrapposizione tra accusa e parte civile, a quest’ultima fu rifiutata ogni istanza finalizzata a chiarire le dinamiche del delitto e le circostanze che hanno portato Marco Barbone a pentirsi.

Leo Valiani rese omaggio a Walter con queste parole: L’Italia repubblicana non ha fatto, sotto i colpi del terrorismo, la stessa fine dell’Italia liberale sotto i colpi dello squadrismo. I politici, i sindacalisti, i magistrati, i poliziotti ed i carabinieri, i giornalisti, e le grandi masse del paese, hanno imparato qualche cosa dall’amara esperienza del primo dopoguerra. Se hanno saputo difendere la repubblica, lo si deve anche ad uomini come Tobagi ed al loro sacrificio. Buono, generoso quale era, se fosse rimasto in vita, Tobagi non se ne vanterebbe. Ma noi gli dobbiamo sempre un accorato omaggio[2].

In via Salaino, a Milano, all’angolo con via Solari, cioè nei pressi del luogo dell’omicidio, il 28 maggio 2005 è stata posta una targa in memoria di Walter Tobagi. Così la Giunta comunale di Milano, accogliendo la richiesta dell’Associazione Lombarda Giornalisti, di cui Tobagi era presidente, e dell’Ordine del Giornalisti della Lombardia, ha deciso di ricordare l’inviato del Corriere della Sera nel venticinquesimo anniversario della morte. Nella targa è riportato un passo di una lettera che Tobagi scrisse nel dicembre del 1978 alla moglie: … al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi.

 

 

* La ribalta degli ex terroristi (Di Benedetta Tobagi)Pdf

 

Scritti di Walter Tobagi:

· Storia del movimento studentesco e dei marxisti-leninisti in Italia, Milano, 1970;

· Gli anni del manganello, Milano, 1973;

· La fondazione della politica salariale della CGIL, Fondazione Feltrinelli, 1974;

· I cattolici e l’unità sindacale, Esi CGIL, 1976;

· Achille Grandi, sindacalismo cattolico e democrazia sindacale, Bologna, 1977;

· Mario Borsa giornalista liberale, “Il Corriere della sera” e la svolta dell’agosto 1946, in “Problemi dell’informazione”, Anno I n. 3, luglio-settembre 1976;

· La rivoluzione impossibile, l’attentato a Togliatti: violenza politica e reazione popolare, Milano, 1978;

· Il Psi dal centrosinistra all’autunno caldo, in Storia del partito socialista, Venezia, 1978;

· Giorgio Bocca, vita di un giornalista, Collana I Giornalibri, Bari, 1979;

· Il sindacato riformista, Milano, 1979;

· Che cosa contano i sindacati, Milano 1980.

Bibliografia:

  • AA.VV., Walter Tobagi, profeta della ragione, Milano, 2006;
  • AA.VV, Walter Tobagi giornalista, Associazione Lombarda e Provincia di Milano, Milano 2005;
  • Roberto Arlati e Renzo Magosso, Le carte di Moro e perché Tobagi, Franco Angeli, Milano 2003;
  • Aldo Forbice, Testimone scomodo. Walter Tobagi – Scritti scelti 1975-80, Milano 1989;
  • Daniele Biacchessi, Walter Tobagi. Morte di un giornalista, Milano, 2005;
  • Paolo Franchi e Ugo Intini, Le parole di piombo, Walter Tobagi, la sinistra e gli anni del terrorismo, Mondo operaio, Roma, 2005;
  • Gigi Moncalvo, Oltre la notte di piombo, Edizioni Paoline, Milano, 1984;
  • Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore – cuore – Storia di mio padre, Torino, 2009 .

[1] Il nome è stato riutilizzato da Giuseppe Cruciani nella sua trasmissione radiofonica per Radio 24;

[2] Leo Valiani, “Perché lui?”, in Aldo Forbice, Testimone scomodo. Walter Tobagi – Scritti scelti 1975-80, Milano 1989;

 

Umberto Terracinni

L’avvento di Mussolini al potere provoca una serie di arresti tra le fila dei partiti della sinistra Il 3 febbraio 1923 è arrestato Bordiga, il 1° marzo Serrati, , il 31 tocca a Grieco. Terracini resta da solo alla direzione del PC.d’I. Il 21 settembre del 1923, il comitato esecutivo del PC.d’I (ricostituitosi) è falcidiato da una nuova massiccia ondata di arresti, fra i quali Togliatti, Vota, Montagnana, Leonetti. Nel 1926 assume la direzione dell’Unità. Arrestato nell’agosto 1926, il processo contro di lui si conclude il 28 maggio 1928 con una pesante condanna a 22 anni e 9 mesi di carcere. Nel 1937, dopo aver scontato 11 anni di carcere fu confinato a Ponza poi a Ventotene dove è liberato nel 1943.
Nel 1942 viene espulso dal PCI per i suoi atteggiamenti critici nei confronti della direzione del partito, ma è riammesso nel 1944. Rifugiatosi in Svizzera dopo l’armistizio, rientra in Italia nel 1944 e diviene segretario generale del libero governo dell’Ossola. Nel 1945 è nominato membro della Consulta nazionale. Eletto deputato all’Assemblea costituente il 2 giugno 1946 assume la carica di vicepresidente. L’8 febbraio 1947 a seguito delle dimissioni del presidente Saragat, inviato ambasciatore a Parigi, Terracini viene eletto presidente dell’Assemblea.
Il 22 dicembre 1947 è tra i firmatari, assieme a De Nicola e De Gasperi, della Costituzione della Repubblica. Designato senatore nel 1948, viene confermato nelle successive legislature.

 


E’ presidente del gruppo parlamentare comunista dal 1958 al 1973. Dopo l’attentato a Togliatti nel luglio 1948, con il paese in altissima tensione con gli scioperi proclamati dalla Cgil Terracini presenta una mozione di sfiducia nei confronti del governo, indicato come responsabile politico e morale dell’attentato, ma la sua mozione viene respinta con 173 voti contro 83. Il 2 maggio 1962, alle elezioni del presidente della Repubblica, Terracini è il secondo con 200 preferenze, dopo Mario Segni con 333 voti. In quelle del 16 maggio del 1964 è ancora secondo con 250 preferenze, rispetto
a Giovanni Leone che ne prende 319.


Il suo atteggiamento è spesso critico nei confronti della linea del partito. In particolare va sottolineato il dissenso nei confronti della strategia del “compromesso storico” di Enrico Berlinguer. Muore a Roma il 6 dicembre 1983.

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