Category: Personaggi umbri (Page 1 of 2)

Elia Giovanni Rossi Passavanti

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(Generale Aldebrano Micheli, 2016)

L’anima a Dio, la vita alla Patria, il cuore alla mia donna e l’onore per me”, questo era il motto di una persone speciale, un uomo che io definisco come la quint’essenza del coraggio, della nobiltà d’animo, della generosità e dell’altruismo, mi riferisco all’ Ufficiale eroe di guerra (due medaglie d’oro al V.M.), Elia Giovanni Rossi Passavanti, cittadino Ternano.

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Marco Cocceio Nerva

 

Divenne console sotto Vespasiano, nel 71, e poi sotto Domiziano, nel 90. Nel 96 ebbe un ruolo importante nella organizzazione del complotto ordito contro il fratello di Tito. La sua ascesa al potere, seppure appoggiata dal Senato, avviene in un momento non facile, piuttosto comune a Roma, e Marco adotta subito una politica di riconciliazione e di riforme socio economiche, partecipando anche con il proprio patrimonio personale alla distribuzione delle terre alle classi più disagiate, una sorta di riforma agraria. Fu l’ultimo imperatore italiano sia di nascita che di famiglia. Quando fu organizzata la congiura contro Domiziano, Nerva accolse la richiesta di divenirne il successore, in qualità senatore anziano, estremamente, ritenuto una persona mite. Quindi alla morte di Domiziano, Nerva fu acclamato imperatore in senato da tutte le classi, le cui speranze non andarono deluse. Ispirandosi a Tacito, nel suo breve regno fuse le idee di impero, di libertà e di pace, dando inizio ad un secolo poi considerato d’oro. Fece cessare le persecuzioni contro i cristiani, consentì agli esiliati di rientrare a Roma, abolì i processi di lesa maestà, alleggerì la pressione fiscale nei confronti degli Ebrei, reintegrò il Senato nelle sue prerogative, prodigò sue terre e denari per soccorrere i poveri ma fu molto duro contro i delatori. Iniziò un programma edilizio ambizioso. Fece sistemare l’acquedotto, ampliò ed ammodernò le strutture, la rete viaria e completò il Foro.

Fu addirittura giudicato troppo mite dal Senato e subì una congiura che venne sventata esiliando a Taranto il suo capo, il senatore Calpurnio Crasso. Nel 97 fu console per la terza volta e gli fu collega Virginio Rufo. In età ormai avanzata adottò un figlio, che non scelse nella propria famiglia, Marco Ulpio Traiano comandante delle legioni sul Reno, appena reduce da una vittoria in Pannonia, che valse a quest’ultimo l’appellativo di Cesare Germanico, lo fece tribuno e proconsole. Di nuovo Nerva fu console con Traiano nel 98, ma dopo solo tre mesi morì. Ebbe esequie di grande onore volute dal suo successore. Le sue ceneri furono poste nel mausoleo di Augusto.

La benevolenza del popolo e dei potenti per quest’uomo è testimoniata anche dalla ricca iconografia dell’imperatore, raffigurato in innumerevoli statue e busti, arrivati fino a noi e visibili nei vari musei, e monete dell’epoca, seppure il periodo in cui fu in carica fu veramente breve. Alcune città Europee curano ancora il culto del suo nome, una città Spagnola si chiama Nerva, mentre la città inglese di Gloucester ha recentemente ricostruito una statua equestre dell’imperatore Cocceio Nerva.

 

Bartolomeo D’Alviano

Intanto, conquista la stima di vari signori e capitani, passò a battersi, ora come nemico, ora come alleato, al soldo degli Orsini, dei Medici, dello Stato Pontificio, dei Veneziani, dei Baglioni e dei Vitelleschi. La sua fama arrivò persino in Puglia dove fu chiamato contro i Fiorentini, accusati di aver favorito la conquista di alcune città costiere da parte dell’Impero Ottomano. Bartolomeo li batté insieme ai Turchi e riconsegnò il castello ed il porto di Otranto ad Alfonso d’Aragona.
Dopo aver partecipato a tante imprese di grande valore, fu la battaglia del Garigliano a renderlo definitivamente famoso: grazie infatti alla sua grande abilità strategica gli Aragonesi costrinsero i Francesi alla resa. Per questa memorabile impresa fu gratificato con ulteriori titoli nobiliari, la concessione di nuovi feudi e la considerazione generale che lo definì uno dei maggiori Capitani del Rinascimento.

Abile soldato, ma non altrettanto sagace uomo politico, non riuscì a ricalcare le orme dei Colleoni, suo grande predecessore, che fu invece anche protagonista in decisive situazioni politico militari. Nel 1508 ebbe ancora momenti di grande fortuna quando riuscì, al servizio della Repubblica di Venezia, nel momento in cui la propria potenza toccava il massimo vertice, a penetrare in pieno inverno tra le balze del Cadore, a sconfiggere i tedeschi dell’imperatore Massimiliano ed a conquistare numerose città fino ai confini dell’Istria.
L’anno successivo subì però una clamorosa disfatta ad Agnadello, dove venne ferito e fatto prigioniero dai Francesi. Rinchiuso nel castello di Loches, tornò in libertà nel 1513 dopo che Luigi XII ebbe stipulato un’alleanza con Venezia. Al suo ritorno dalla prigionia venne nominato Comandante Generale dell’esercito veneziano. Nel 1515 combatté a Marignano un’epica battaglia al fianco di Francesco I contro gli Svizzeri.

Sarà questa ultima vittoria della sua vita di grande condottiero, perché, neanche un mese dopo lo sorprende la morte, per una occlusione intestinale, alle porte di Bergamo impegnato in un ennesimo combattimento.
Certamente una fine poco gloriosa per un uomo che aveva sfidato la morte in cento e cento battaglie. Le sue spoglie mortali trasferite a Venezia, dopo solenni esequie tributategli nella Basilica di San Marco, furono tumulate per volontà popolare in un sarcofago marmoreo e poste sopra il portale della chiesa di Santo Stefano.

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