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2011

Venerdì scorso 25 Novembre sul sito del comune di Terni è uscito un comunicato stampa, riportato poi dalla stampa locale che annuncia l’uscita on line degli ‘atti’, dei documenti inerenti l’attuazione del nuovo modello organizzativo del comune di Terni. On line significa semplicemente che vi è un link che li elenca tutti, documenti rigorosamente scritti in comunichese ma che, e ne apprezzo lo sforzo, contengono anche qualche grafico organizzativo come lo schema organizzativo della Direzione generale, che si trova nell’ultima pagina della determinazione del dirigente n. 3364 del 22/11/2010 e che ha per oggetto l’ Organizzazione interna della Direzione generale e macro obiettivi 2011. Osservando le linee scomposite del suddetto grafico che vanno dal direttore generale alle varie caselle che contengono nomi altisonanti “Supporto delle attività di controllo”, “Progetti strategici”, etc etc, con linee che non hanno ne una direzione ne un verso mi sovviene alla mente un articolo che tanti anni fa lessi in una nota rivista economica, che parlava di uno dei tanti uffici che esistevano nell’unione sovietica di allora, che nessuno sapeva esattamente cosa facesse, ma che riuscì a sopravvivere per tanti anni fino a che un ispettore zelante lo mise alla luce facendolo chiudere e che veniva additato come simbolo del perché l’Unione Sovietica andava verso un irreversibile declino economico, cosa che poi si è puntualmente verificata.

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2011

Giulio Sapelli (Professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano)

(Da: www.ilsussidiario.net 30 settembre 2011)

L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti alla fine del seminario sulle dismissioni tenutosi al ministero del Tesoro. “Con oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per  la modernizzazione e la crescita del Paese”. Secondo quanto detto al seminario, dalla “cessione di immobili pubblici si possono ricavare per la riduzione del debito 25-30 miliardi di euro, mentre dalla cessione dei diritti di emissione Co2 altri 10 miliardi”. Sempre secondo quanto detto, da questo piano di valorizzazione del patrimonio pubblico si otterrà, una volta che si sarà a pieno regime, e cioè nel 2020, una riduzione annua del deficit di 9,8 miliardi.

“Intanto da quanto si legge oggi sui giornali e dai comunicati diffusi non si capisce se Tremonti voglia cedere o valorizzare il patrimonio pubblico” dice il Professor Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all’Università di Milano, a IlSussidiairo.net. “Sono due cose diverse, quella che leggiamo oggi da parte del ministro Tremonti è una dichiarazione che non regge e questo genera grave confusione negli operatori italiani e stranieri”. In che senso sono due cose diverse? “Il cambiamento dei diritti di proprietà, l’allocazione dei diritti di proprietà, questo significa valorizzare: lo Stato continua a essere proprietario ma valorizza consentendo, ad esempio, che dentro a un museo si apra una caffetteria, o che di tanti immobili dati agli enti locali si prendano le parti più pregiate e si  facciano alberghi”. Sapelli fa l’esempio di quanto fatto in passato in paesi come Spagna e Portogallo: “Due Paesi con forme di autoritarismo non diverse dal fascismo, ma probabilmente più intelligenti, avevano creato  le posadas. Erano forme di valorizzazione del patrimonio artistico: in tutti i palazzi di proprietà dello Stato che avevano un interesse turistico avevano fatto degli alberghi, ma non di “tipo sovietico”, ma alberghi di Stato bellissimi. Lo Stato ha ottenuto un guadagno e poi circa 30 anni fa li hanno privatizzati. Per certi versi è meglio valorizzare: in tal modo, infatti, lo Stato non incassa una tantum, ma ha entrate per tutto il tempo in cui valorizza l’immobile”.

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2011

Il 5 agosto 2011 una lettera firmata da Draghi e Trichet consigliava al governo italiano le misure da adottare, entro il mese di settembre, per garantire la crescita e la stabilità economica. Tra le misure consigliate alcune sono vecchi temi del tenace e fantasioso filone neoliberista, come la eliminazione di tutta una serie di privilegi corporativi, previdenziali, assistenzialismi e caste, in sintesi lo smantellamento dello Stato sociale.

La BCE ha strutturato i suoi consigli in tre capitoli principali che per ciascun obiettivo richiedono azioni:

Crescita:

  1. piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali (public utilities) e dei servizi professionali;
  2. riforma ulteriore del sistema di contrattazione salariale collettiva;
  3. revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti.

Finanza pubblica:

  1. bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa, anche intervenendo ulteriormente sul sistema pensionistico, e attraverso tagli dei costi del pubblico impiego;
  2. riduzione automatica del deficit, con tagli orizzontali alle spese discrezionali e una riforma costituzionale che detti regole più severe di bilancio;

Pubblica amministrazione:

  1. revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese, adozione sistematica di indicatori di performance;
  2. abolizione o  fusione di alcuni strati amministrativi intermedi, come le Province.

Poi c’è l’intervento della Commissione europea, la quale nel Rapporto 2011 sulle Finanze pubbliche manda a dire al governo italiano che oltre alla manovra attuale, “azioni aggiuntive saranno richieste all’Italia se per esempio, le entrate da una migliorata politica fiscale saranno minori di quanto previsto“. La Ue osserva inoltre che in Italia potrebbero essere necessarie misure aggiuntive “se ci fossero difficoltà nel raggiungere il previsto contenimento della spesa“, aggiungendo che “Anche se il quadro di bilancio è stato notevolmente rafforzato negli ultimi anni, ‘introduzione di tetti alla spesa e ulteriori miglioramenti per il monitoraggio di bilancio di tutte le amministrazioni locali favorirebbe la disciplina di bilancio e rafforzerebbe la credibilità della strategia a medio termine di bilancio“.

Quindi il Governo italiano ha ricevuto una serie di accorati consigli, che però sembrano essere fatti propri da tutti coloro che ambiscono a partecipare al prossimo esecutivo post berlusconiano (ma sarà poi davvero post?), forse guidato dal bocconiano Monti, uomo di ottima reputazione, ma uomo di Confindustria.

Tuttavia se approfondiamo un pochino la questione scopriamo che questi consigli cogenti non provengono da organi istituzionali della Comunità Europea, ma da una banca privata, quale è la BCE e dalla Commissione Europea, che non è eletta dai cittadini come il Parlamento Europeo, che di fatto ha poco o nullo potere, ma composta da nominati dai governi dei paesi membri.

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