(Valerio Bartolini, 2018 ©)

… Il meccanismo, diventa più importante dei popoli, e da mezzo diventa il fine, sempre in nome di una stabilità e rigore dei conti che, evidentemente, “non portano altro che sofferenze e miseria”.

Una discussione che anima da tempo il mondo del gioco da tavolo è: German o American? Facciamo un passo indietro e spieghiamo prima le differenze. Come molti di noi già sanno, i giochi possono contenere una quantità variabile di fortuna che può essere nulla o totale: basti pensare alla tombola o al bingo, in cui è solo ed esclusivamente fortuna, o, dalla parte opposta dello spettro, gli scacchi ove il migliore dei 2 giocatori inevitabilmente prevarrà, essendo praticamente nullo l’apporto casuale della dea bendata. Per cui nei giochi esistono 2 macrofiloni: i giochi german, del tutto o quasi privi di fortuna, e i giochi american, più centrati sul coinvolgimento e l’ambientazione, con un apporto casuale superiore.

Senza entrare nel dettaglio tecnico dei due approcci, che esula dallo scopo di questo articolo, trovo che l’approccio germanico sia wishful thinking[1], ovvero, se intendiamo i giochi come un simulatore di realtà, vi sono sempre e comunque dei fattori incontrollabili: la moglie/marito/datore di lavoro con le scatole girate, quello che ci taglia la strada la mattina, una banconota da 100 euro che troviamo per terra, l’amico che ci offre un caffè … è evidente che nella vita di tutti i giorni ci siano delle variabili, deterministiche, ma che sfuggono al nostro controllo, che nei giochi vengono simulate con randomizzatori tipo dadi, carte, o elementi informatici. Chiamatelo, a seconda delle credenze, volere di Dio, degli dèi, del fato, alcune volte sembra che il vento soffi da una ben precisa direzione e noi piccoli uomini non possiamo che cercare di adattarci nel miglior modo possibile.

A mio avviso, questa mentalità rigida tipicamente teutonica, si esplica poi nell’ambito socio-economico: possiamo riscontrarlo anche nella moderna impalcatura dell’Euro, ove regole e cavilli vengono anteposti alle esigenze umane, in nome della “stabilità”, una mentalità che ha già dimostrato in passato di essere molto pericolosa. Il meccanismo, diventa più importante dei popoli, e da mezzo diventa il fine, sempre in nome di una stabilità e rigore dei conti che, evidentemente, “non portano altro che sofferenze e miseria[2].

Gli elementi di contatto tra la teoria economica e la teoria dei giochi sono molti (John Nash ne ha fatto il fulcro dei suoi studi[3]) e vi consiglio di approfondire questa interessantissima materia.

Sarebbe bella una scuola del futuro che permettesse ai bambini di giocare di più, socializzando e mettendosi alla prova, invece di acquisire quella mentalità esecutoria che non fa domande, tanto utile e tanto cara al nostro attuale sistema dominante socio-economico, una scuola che in-segni di meno e e-duchi di più (da ex-ducere, tirare fuori), tirando fuori da ognuno le proprie peculiari potenzialità che lo rendono un individuo unico e irripetibile.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_illusorio

[2] http://imhospace.blogspot.it/2014/08/unaltra-europa-e-possibile.html

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Equilibrio_di_Nash