Igino Giordani

Igino Giordani nacque a Tivoli, in provincia di Roma, il 24 settembre 1894. Nel 1900 inizia le scuole elementari e seguì poi il mestiere paterno fino a 13 anni. Nel 1907 con l’aiuto di un benefattore che gli pagò la retta, entrò nel Seminario Diocesano di Tivoli, dove rimase fino al 1912 e due anni dopo conseguì la licenza liceale, iscrivendosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Roma. Nel 1915, chiamato alle armi, venne inviato alla Scuola Allievi Sottufficiali a Spoleto e poi all’Accademia Mlitare di Modena.
Nel dicembre è inviato al fronte sull’Isonzo come sottotenente nel 111° Reggimento di fanteria. Il 7 luglio 1916 venne ferito alla gamba e mano destra in un’azione di guerra, per la quale ricevette la medaglia d’argento. Trascorse tre anni in ospedale dove preparò gli esami universitari. Il 2 febbraio 1920 sposò a Tivoli Mya Salvati e si trasferì a Roma. In ottobre scrisse i primi articoli politici per Il Popolo Nuovo, settimanale del PPI, del quale divenne direttore nel 1924.
In occasione del delitto Matteotti scrisse sul Il Popolo un articolo che Maurice Vaussard definì di una veemenza inaudita. Di lì a poco fu radiato dall’albo dei giornalisti, anche per aver difeso De Gasperi dall’accusa di austriacante mossagli da Mussolini e dalla stampa fascista. Dopo lo scioglimento del Partito Popolare, diresse un bollettino clandestino di notizie, ma fu sottoposto a processo e condannato al confino, solo la sua qualità di mutilato e decorato gli evitò la sanzione.
Nel ventennio fascista trovò lavoro alla Biblioteca vaticana che lo inviò a specializzarsi in biblioteconomia in USA. Durante la sua permanenza negli USA scrisse articoli sul Commonwealth e inviò articoli in Italia al il Carroccio, l’Avvenire d’Italia,  e all’Avvenire d’Italia. Preparò libri sul protestantesimo e sulla letteratura nordamericana.
L’8 giugno 1928 ritornò in Italia e riprende il lavoro alla Biblioteca Vaticana dove restò sino al 1944, dirigendo la riforma della catalogazione bibliografica. Il 2 ottobre gli scrisse Alcide De Gasperi, uscito di prigione, e Giordani lo aiutò ad essere assunto dalla Biblioteca Vaticana. I due, che tenevano vivi gli ideali democratici, venivano guardati con sospetto dal regime. Il Popolo di Roma, il 9 luglio 1931 enumerava “tra gli ex popolari più nefasti l’ex segretario De Gasperi e il noto quartarellista Igino Giordani“.
Nel corso della II Guerra Mondiale lavorò con De Gasperi, Bonomi e altri esponenti antifascisti per preparare la rinascita della democrazia. Il 24 aprile 1944 fu chiamato da mons. Montini a dirigere la scuola di giornalismo, ad insegnare alla Scuola di Preparazione Sociale presso il Laterano e a dirigere Il Quotidiano, dal 1944 al 1946, allorché lasciò la direzione a Federico Alessandrini. Deputato alla Costituente, fu rieletto alla Camera il 18 aprile 1948 e chiamato alla direzione de Il Popolo.
La sua militanza parlamentare si caratterizzò per una spiccata propensione al dialogo , sia pure critico, anche con gli esponenti di altri partiti. Giordani rappresenta l’anima dialogante, ricca di umori evangelici, della DC nell’epoca della guerra fredda e della contrapposizione frontale tra i partiti.

Sostienici!
Social
facebooktwitterGoogle+youtube
Canale You Tube
Message from server: Forbidden. Check in YouTube if the id UCoAdDYmBbxjmDwu9XOeH06w belongs to a user. To locate the id of your user check the FAQ of the plugin.
Sergio Dotto
Sergio Dotto

L'acqua motore dell'industria

Aldebrano Micheli
Aldebrano Micheli

La Regia Fabbrica d'Armi di Terni e le sue Armi

Danilo Stentella
Danilo Stentella

L'azienda elettrica del Comune di Terni

Per informazioni: Libreria Alterocca, tel. 0744/409201, corso Tacito 20, Terni, libreria.alterocca@gmail.com
Call for papers
Call for papers

Inviaci i tuoi articoli

Blogroll
Blogroll

www.archeologiaindustriale.org

La storia delle idee

La storia delle idee e la storia delle azioni corrono su binari paralleli che raramente si incontrano, restituire un'anima alla politica significa restituirle la forza delle idee, liberarla da quel preoccupante abbraccio con le lobbies economico finanziarie che, palesatosi dalla fine degli anni 80, ha portato in breve il sistema politico italiano alla tragica Caporetto di Tangentopoli, e alle disfatte odierne. Compito degli intellettuali è quello di individuare i nessi tra economia ed etica, di mediare tra il darwinismo sociale del laissez faire e il totalitarismo politico sociale dello stato, tenuto conto del fatto che comunque uno stato sano non sarà mai uno stato minimo. Una società non può esistere senza che vi si inserisca in qualche punto in freno della volontà e degli appetiti sfrenati. Occorre tornare alla guida delle idee, abbandonare i tecnicismi tattici della politica odierna, riappropriarsi della capacità progettuale che fu una delle risorse d'eccellenza della cosiddetta Prima Repubblica.