Tag: Banca Centrale Europea

Alcide De Gasperi. 60 anni dalla morte.

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(Danilo Stentella)

Il 19 agosto di sessanta anni fa, nella sua casetta di Sella Valsugana, moriva Alcide De Gasperi, nel suo amato Trentino, pochi giorni prima aveva scritto ad Amintore Fanfani, il nuovo segretario politico della Democrazia Cristiana, angustiato, nonostante la malattia, per la piega che in Francia stava prendendo il dibattito sul trattato istitutivo della Comunità Europea di Difesa, la CED, un passaggio fondamentale secondo De Gasperi nell’iter di realizzazione dell’unione politica europea. De Gasperi scriveva a Fanfani: “se le notizie che giungono oggi dalla Francia sono vere, anche solo per metà, ritengo che la causa della CED sia perduta e ritardato di qualche lustro ogni avviamento all’Unione Europea”. Non solo la CED fu compromessa ma la stessa costituzione di una Europa unita e democratica fallì, oggi l’Europa è per larga parte una istituzione scarsamente democratica, sostanzialmente nelle mani di una banca privata, la BCE, che detta le agende di quasi tutti i governi, almeno dei più deboli, essendo diventata un orrendo doppione della FED e del FMI. Lo stesso spirito del Codice di Camaldoli è ormai completamente tradito. A 60 anni dalla morte di De Gasperi c’è ancora bisogno di uomini coraggiosi che sappiano opporsi, a costo del sacrificio personale, a una tremenda dittatura, quella della finanza internazionale di rapina, una dittatura talmente spietata, ispirata dalle più sballate teorie economiche della scuola di Chicago, che si appresta a sbiadire persino le gesta del nazismo.

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Le privatizzazioni del Governo Letta. Trucchi vecchi per nuovi maghi

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Il Governo Letta si appresta a varare le privatizzazioni di quel che resta di buono delle partecipazioni statali, quindi in tempi di crisi, di bilanci statali in forte passivo, con il rischio di dover ricorrere all’aumento dell’IVA, questo Governo di autentici geni si prepara a vendere il poco che resta degli asset redditizi dello Stato, aggravando ulteriormente per questa via il bilancio pubblico a causa del venir meno di rendite da utili d’esercizio. Il Governo Letta si appresta a mettere sul mercato, oltre a un patrimonio praticamente invendibile in questo momento, fatto di caserme in disuso e altri edifici che non comprerebbe nemmeno un matto, il 4,3% di ENI, il 26% è in mano a Cassa Depositi e Prestiti[1], il 32,2% di Enel, il 30,2% di Finmeccanica, il 14,1% di St Microelectronics, quindi i migliori gioielli di famiglia detentori dei migliori brevetti tecnologici italiani, per una valore stimato di circa 12 miliardi di euro, ovvero una goccia nel mare dello stock di debito pubblico italiano. Ma il piatto più ricco, altra genialata da veri primi della classe, sarà la vendita del 30% di Poste Italiane, che con il solo Bancoposta rappresenta uno dei più importanti istituti di raccolta del risparmio in Europa.

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