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Pietà per la nostra povera Patria

Pieta’ per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pieta’ per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pieta’ per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pieta’ per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pieta’ per la nazione il cui fiato e’ danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pieta’ per la nazione – oh, pieta’ per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di liberta’!

Pier Paolo Pasolini

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere 
di gente infame, che non sa cos’è il pudore, 
si credono potenti e gli va bene quello che fanno; 
e tutto gli appartiene. 
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! 
Questo paese è devastato dal dolore… 
ma non vi danno un po’ di dispiacere 
quei corpi in terra senza più calore? 
Non cambierà, non cambierà 
no cambierà, forse cambierà. 
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? 
Nel fango affonda lo stivale dei maiali. 
Me ne vergogno un poco, e mi fa male 
vedere un uomo come un animale. 
Non cambierà, non cambierà 
si che cambierà, vedrai che cambierà. 
Si può sperare che il mondo torni a quote più normali 
che possa contemplare il cielo e i fiori, 
che non si parli più di dittature 
se avremo ancora un po’ da vivere… 
La primavera intanto tarda ad arrivare. 

Franco Battiato

Prospettive di sviluppo del sistema economico ternano

Cari amici, ripropongo un articolo pubblicato dieci anni fa nel n. 82 di Indagini, perchè in questo periodo sono tutto preso nella preparazione di due articoli che stanno andando in pubblicazione su prestigiose riviste scientifiche, ma soprattutto perchè rileggendo questo contributo mi sono reso conto di quanto sia tragicamente attuale. In realtà si tratta di un breve saggio il cui contenuto si rispecchia poco o nulla nel titolo, essendo di carattere generale e non localistico. Lo spunto per questa semplice raccolta di riflessioni nasceva, comunque, dalla incipiente crisi che la mia città sperimentava fin dagli anni della privatizzazione delle aziende ex IRI. Da allora quella crisi è diventata prima sistemica, poi, dal 2008, una vera e propria tragedia che condividiamo con la maggior parte dei Paesi europei, la stessa crisi che prima di noi avevano sperimentato Argentina, Regno Unito e Stati Uniti, e tutti per lo stesso motivo, la insensata applicazione delle politiche neoliberiste che hanno reso ingiustamente famosi personaggi come Margaret Hilda Roberts, coniugata Thatcher, la cosidetta lady di ferro, o Ronald Reagan, tanto per citare i più noti, veri e propri flagelli di Dio che si sono abbattuti su organismi governativi deboli destabilizzandone e saccheggiandone le economie e gli ordinamenti democratici. Proprio in questo momento anche noi stiamo pagando, a danno del nostro benessere economico e sociale, le conseguenze della connivenza di alcuni uomini politici i quali da Tangentopoli in poi hanno spalancato le porte della città ai Lanzichenecchi di Bilderberg e della tremenda finanza di saccheggio di origine anglosassone. Purtroppo non si intravede l’alba di questa lunga notte, forse solo un grosso incendio potrà rischiarare le tenebre.

Tatcher donna di ferro, vignetta di Roberto Lancia

Tatcher donna di ferro, vignetta di Roberto Lancia

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Crisi: boom di poveri, ancora giù il Pil. Consumi, l’anno peggiore dalla guerra. Ma gli italiani lavorano più dei tedeschi

Oltre 4 milioni di persone indigenti. Confcommercio: «Il calo della spesa continuerà fino al 2014, poi prevista una crescita ma sarà molto debole»

L’Italia fa sempre di più i conti con la miseria tanto che, quest’anno, il numero di persone «assolutamente povere» supererà quota 4 milioni. A lanciare l’allarme, l’ennesimo, è la Confcommercio, secondo la quale nel 2013 saranno ampiamente superati i 3,5 milioni di poveri “certificati” ufficialmente dall’Istat per il 2011. Si tratta di oltre il 6% della popolazione, contro il 3,9% registrato nel 2006.

Dati che fanno tremare i polsi e che non sono i soli. Il nuovo indicatore macroeconomico mensile della Confcommercio, denominato Misery index e diffuso nel consueto Forum di Cernobbio, certifica anche che l’Italia in cinque anni ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno, e quest’area di disagio grave è destinata a crescere ancora, e di molto. «Sono dati che vanno presi molto sul serio e in una certa misura non sono inattesi», è il commento del ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

E non va meglio sul fronte del Pil: quest’anno il calo del prodotto interno lordo italiano sarà peggiore delle ultime recenti previsioni. La Confcommercio prevede per il 2013 un taglio dell’1,7% contro un ribasso dello 0,8% indicato cinque mesi fa. Timide speranze per il 2014, anno per il quale la previsione è di un rialzo dell’1% netto. Dalla ricerca emerge poi che, nella crisi del lavoro, Italia e Spagna vanno sempre più a braccetto. Nei due Paesi il rapporto di occupati rispetto alla popolazione è 37,9%, con l’Italia che dal 2007 ha perso un punto e mezzo. In Germania l’indice è al 49,3%, in Francia al 41,6%. Con un segnale chiaro: la crisi ai tedeschi ha portato un continuo aumento degli occupati: nel 2007 il rapporto con la popolazione era “solo” del 46,5%, con una crescita in termini reali di due milioni di posti di lavoro.

E non meno preoccupante è la pressione fiscale: quella «apparente» in Italia sarà del 44,8% medio e del 54,3% «reale», entrambi a livelli record. Per non parlare poi dei consumi: l’anno scorso -4,3%, quest’anno -2,4%. Dati che spingono il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli,a ribadire, tra l’altro, il suo no ad un nuovo aumento dell’Iva: è «esiziale per una domanda interna già in caduta libera da diverso tempo». Quindi spiega: «Dall’inizio della crisi, cioè dalla fine del 2007, il prodotto lordo è

crollato di oltre 100 miliardi di euro in termini reali». Tutto questo è avvenuto per «un “tonfo” della domanda interna superiore a 140 miliardi di euro, a fronte di un contributo positivo delle esportazioni nette di circa 40 miliardi di euro». Sangalli sottolinea, quindi, che per «raffreddare la prospettiva di un’estate fiscalmente rovente» occorre sia una «rigorosa spending review» sia «il contrasto e il recupero di evasione ed elusione», ma soprattutto la messa in atto «di scelte per la crescita e l’ccupazione» a contrasto della recessione. Nella sostanza «è il momento di fare» e, per questo, il presidente di Confcommercio si rivolge alla politica perché superi le divisioni e «si assuma adesso la responsabilità di dare al Paese un governo in grado di rispondere all’emergenza economica e di preservare la coesione sociale».

Secondo lo studio della Confcommercio però gli italiani lavorano molto più dei colleghi europei: nel 2011 in media 1.774 ore a testa, il 26% in più dei tedeschi e il 20% in più dei francesi. In Italia si realizza un prodotto mediamente pari a 36 euro per ora lavorata, ma i tedeschi producono il 25% in più e i francesi un pil per ora lavorata superiore di quasi il 40%. In Italia chi è in proprio lavora quasi il 50% in più del dipendente medio, cioè 2.338 ore all’anno, che significano tre mesi in più rispetto a chi ha un posto fisso inclusi sabati e domeniche, conclude la ricerca della Confcommercio.

Da “ La stampa.it” del 22/03/2013

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