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Lo stato Italiano ha un debito di oltre 2000mld di euro con le banche; ma alle banche chi glieli ha dati questi soldi?

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(Di Aldebrano Micheli)

Da quando è stata abolita la Riserva,1971,(massa di denaro circolante conforme in valore alla riserva aurea, quindi proprietà delle Banche Nazionali), chi dà valore alla moneta non è chi la crea ma chi l’accetta che, conseguentemente, ne diventa il proprietario!!! Come in fisica l’elettricità nasce quando un rotore comincia a girare in uno statore, così il valore della moneta nasce non all’atto della sua creazione, ma a quello della sua immissione nel territorio; cioè quando inizia la fase dinamica della circolazione; il denaro è come il letame, è utile solo se sparso, tenuto in magazzino produce solo puzza; è l’accettazione che  crea   il valore del denaro e ne determina la proprietà, ergo, essendo il Popolo che accetta il denaro come misura della ricchezza che esso stesso produce, è giusto che la proprietà del denaro sia del Popolo!

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Le privatizzazioni del Governo Letta. Trucchi vecchi per nuovi maghi

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Il Governo Letta si appresta a varare le privatizzazioni di quel che resta di buono delle partecipazioni statali, quindi in tempi di crisi, di bilanci statali in forte passivo, con il rischio di dover ricorrere all’aumento dell’IVA, questo Governo di autentici geni si prepara a vendere il poco che resta degli asset redditizi dello Stato, aggravando ulteriormente per questa via il bilancio pubblico a causa del venir meno di rendite da utili d’esercizio. Il Governo Letta si appresta a mettere sul mercato, oltre a un patrimonio praticamente invendibile in questo momento, fatto di caserme in disuso e altri edifici che non comprerebbe nemmeno un matto, il 4,3% di ENI, il 26% è in mano a Cassa Depositi e Prestiti[1], il 32,2% di Enel, il 30,2% di Finmeccanica, il 14,1% di St Microelectronics, quindi i migliori gioielli di famiglia detentori dei migliori brevetti tecnologici italiani, per una valore stimato di circa 12 miliardi di euro, ovvero una goccia nel mare dello stock di debito pubblico italiano. Ma il piatto più ricco, altra genialata da veri primi della classe, sarà la vendita del 30% di Poste Italiane, che con il solo Bancoposta rappresenta uno dei più importanti istituti di raccolta del risparmio in Europa.

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