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Privatizzazioni: la più grande truffa di tutti i tempi

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Di Danilo Stentella

… Questo quasi monolitico strumento della politica economica italiana fu a un certo punto messo in discussione dal programma del Governo Amato, presentato a novembre 1992, un piano che si centrava specialmente sulla realizzazione di una massiccia campagna di privatizzazione. Iniziò un periodo di privatizzazioni selvagge, discutibili e duramente criticate, qualcuno giunse ad affermare che quelle furono delle vere e proprie svendite, finalizzate alla eliminazione economica del principale competitore di Germania e Francia (N. Galloni, 2011, 2013; C. Moffa, 2013). (Da L’Indro del 8/9/2015)

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PERCHÉ IN ITALIA SERVE PRIVATIZZARE

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(Come sarà ormai chiaro a chi segue con una certa regolarità gli editoriali del nostro centro studi, la linea ideologica del nostro gruppo di lavoro è certamente di forte criticità nei confronti delle privatizzazioni ad ogni costo, della globalizzazione senza senso, della introduzione di novità che non apportino elementi di miglioramento per la vita delle collettività. Il nostro lavoro, la nostra missione, sono decisamente ispirate dal più radicale pragmatismo. Tuttavia, proprio per l’amore che abbiamo per il libero arbitrio, per la difesa della capacità di scelta, non dobbiamo e non possiamo escludere dalla pubblicazione nel nostro sito web di elementi di riflessione che non sono allineati con il nostro indirizzo. Anche per questo ci pare giusto e dovuto pubblicare le opinioni di chi non la pensa come noi ma affronta l’approfondimento in modi che noi riconosciamo come onesti intellettualmente. Per questo diamo spontaneamente spazio a questo articolo di Giuseppe Pennisi).

“Nei giorni in cui tutti azzardano stime sugli effetti del Quantitative Easing (Q. E.), volgiamo lo sguardo a cosa fare per rendere efficaci le “misure monetarie non convenzionali” varate il 22 gennaio dalla BCE. A mio avviso, il tema più urgente è quello delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Il Q. E. può darci lo spazio di manovra per farlo anche se i suoi effetti saranno inferiori a un tasso di crescita complessivo dell’1,8 % sui prossimi due anni (ossia, mediamente, 0,75% l’anno) come stimato dal Centro Studi Confindustria. La crescita sarà probabilmente – è la media delle proiezioni dei 20 maggiori istituti econometrici internazionali, tutti privati, nessuno italiano – sullo 0,4% nel 2015 e sul 0,6% nel 2016, pur sempre un’inversione di tendenza dopo tre lustri di stagnazione, recessione e deflazione. Le privatizzazioni (e la chiusura di enti inutili) sono particolarmente urgenti sia per contribuire a ridurre lo stock di debito (sarebbe illusorio fare conto, a questo scopo solo o principalmente sul Q.E.) sia per rendere più snello quello che un tempo si chiamava “settore pubblico allargato” sia per contribuire, in tal modo, ad aumentare la produttività dei settori di produzione (da quindici anni rasoterra).”

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Convegno “Industria e multinazionali a Terni”, Terni, Palazzo della Provincia 11/7/2004

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Ovvero, della grande fregatura delle privatizzazioni.

A proposito della crisi della siderurgia italiana, della grave crisi che ha colpito la Thyssen Krupp di Terni e tutta la produzione industriale italiana, vi proponiamo in download gli atti di un convegno tenutosi nel 2004, su iniziativa del CESTRES (Centro Studi e Ricerche Economici e Sociali), per approfondire gli effetti delle privatizzazioni che da un decennio, all’epoca, avevano stravolto il panorama industriale italiano. In questi atti è possibile leggere le opinioni dei più influenti politici dell’epoca e degli intellettuali che si occuparono del problema. L’Italia ha subito uno dei più drastici processi di privatizzazione dell’occidente industrializzato, prima con la svendita delle banche di Stato, certamente un settore non in crisi, ad opera di Giuliano Amato, tuttavia uno dei più celebrati politici del XX secolo, poi con la svendita del settore industriale di Stato, inaugurata da Romano Prodi e continuata da tutti i suoi successori. Per quanto riguarda quel convegno il particolare più  ed emblematico, evidenziato in questo resoconto, è la posizione più o meno giustificativa delle privatizzazioni di taluni relatori che provenivano da esperienze di sinistra, mentre i relatori che provenivano da esperienze di centro ebbero posizioni estremamente critiche. Qui è possibile leggere, a distanza di dieci anni, le opinioni di personaggi come: Mario Andrea Bartolini, Carlo Ottone, Alberto Provantini, Terenzio Malvetani, Claudio Carnieri, Mario Giovannetti, Gabriele Bonini, Andrea Messi, Mario Ruozi Berretta, Sandro Magni, Faliero Chiappini, Enrico Melasecche, Danilo Stentella, Valter Castelli.

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