Tag: Terni archeologia industriale

Terni, archeologia industriale. Dopo un trentennio di promesse vogliamo fare due conti?

anthony-gormley

Per quanto riguarda l’archeologia industriale a Terni, settore su cui puntare per diversificare le fonti di reddito ed occupazionali cittadine, dopo un trentennio di annunci, finte o parziali inaugurazioni, punti antenna, convegni, tanta carta stampata, fiumi di denaro, forse è il momento di iniziare i calcoli per il consuntivo. Ci saranno sorprese? L’unica cosa sicura è che molto di quel patrimonio ormai esiste solo sulle pagine patinate dei costosi volumi prodotti sull’argomento, vittima del menefreghismo, della speculazione edilizia e del pressappochismo. Nel decennale della fondazione del nostro centro studi diamo ufficialmente inizio alla rilevazione della triste contabilità, anche di quella economica. Speriamo che chi conosce fatti e misfatti di questa oscura vicenda ci aiuti nella raccolta dei dati (centrostudimalfatti@hotmail).

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Il Centro Studi richiede l’avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse di due antichi gruppi idroelettrici della centrale di Cervata (TR), a rischio di rottamazione.

Generatori

Dopo la richiesta di avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse culturale e salvaguardia per le centrali di Cervara e per i loro residui impianti originari, realizzati all’inizio del XX secolo su inizativa di Cassian Bon, il Centro Studi Malfatti, a firma del Vice Presidente Sergio Dotto e del Direttore Danilo Stentella, ha presentato al Ministero per i Beni Culturali istanza di avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse culturale per quanto rimane dei due gruppi idroelettrici ausiliari originariamente installati nella seconda centrale di Cervara (Terni) (Allegato), attualmente utilizzati nell’impianto idroelettrico di Visso, di proprietà di E.On Produzione S. p. A., sito in via dei Molini n. 6, località Visso (MC). Questi primordiali impianti risultano in fase di smantellamento e a rischio di rottamazione, mentre possono essere certamente recuperati e ricollocati nel grande contenitore della centrale di Cervara, che in un futuro ci auguriamo prossimo, potrebbe diventare uno dei più importanti e apprezzati poli di un complesso percorso di protoarcheologia industriale, in grado di conservare l’antico macchinario al riparo dalle intemperie. Sarebbe interessante riuscire a ricreare nella centrale di Cervara una situazione simile a quella della Montemartini di Roma, recuperando quanto più macchinario possibile dell’originario. Il territorio ternano potrebbe diventare un polo di localizzazione di attività culturali tra i più attraenti d’Europa, mitigando per questa via i tremendi effetti della deindustrializzazione totale dell’area, ormai attesi e praticamente ineluttabili.

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Delenda Telfer

Un po’ di satira in tempi di elezioni. Dato che la politica ci annoia un pochino, giusto un pochino, proviamo a sorridere delle disavventure italiane. Questa volta tocca a un sito di archeologia industriale tra i più promettenti d’Italia, quello dell’ex elettrochimico di Papigno.

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