Centro studi politici e sociali F. M. Malfatti

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Un ascensore per la Cascata delle Marmore, La solita "valorizzazione"

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Avevamo lanciato l'allarme già nel 2003. (Da il Giornale dell'Umbria, 2003)

Come al solito il rispetto per l'ambiente e l'archeologia industriale sono al primo posto, non c'è che dire. Presto daremo addio ad un angolo in cui storia della produzione di energia elettrica e natura convivono, siamo davvero curiosi di vedere quale sarà la tutela dei numerosi ponticelli di servizio che attraversano longitudinalmente la trincea della condotta forzata e quella relativa alla vasca di carica della vecchia centrale di Terni.

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Agosto 2010 06:48  

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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (P. Neruda)