Centro studi politici e sociali F. M. Malfatti

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Terni? Succube di Perugia

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(Da: Il Messaggero, 19/01/2010)

Quella situazione ternana di essere succube del capoluogo di regione si presenta ogni qualvolta bisogna affrontare questioni importanti, come già avviene per l’Università, la holding dei trasporti, anche nella scelta dei possibili candidati alla presidenza della regione nessun ternano e stato ipotizzato anzi le segreterie locali per atto di riverenza ai capi regionali che guarda caso sono di Perugia o al massimo della sua provincia non propongono nessun nome e ciò avviene in modo uguale nei vari schieramenti.

Non bisogna nascondersi dietro il fatto che la provincia di Perugia ha una popolazione di tre volte quella ternana, perché se il candidato prescelto appartenente allo schieramento o espressione della società civile, ma persona capace di gestire la cosa pubblica al meglio per i cittadini esso riscuote consensi, dall’altra parte il candidato se anche della società civile correrà per uno schieramento con idee a lui vicino, è altresì vero che esso potrebbe far risultare vincente la propria coalizione. A Terni si fanno lotte per i posti nel cosiddetto listino o per una semplice candidatura sventolando anche impossibili sponsor romani ( grossi leader dello schiera mento), ma non si parla di un ternano candidato alla presidenza, poiché, passatemi il peccato di campanilismo credo che a Terni e provincia ci siano persone capaci e carismatiche per rivestire un prestigioso incarico come quello di Presidente della nostra regione, oppure dobbiamo solo sempre votare come pecore, basti vedere i vari parlamentari che rappresentano l’Umbria di dove sono. Sarebbe opportuno che i leader provinciali dei vari partiti facessero sentire la loro voce per la pari dignità della nostra città.

Per approfondimenti: Terni sempre più succube di Perugia

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Aprile 2010 18:32  

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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (P. Neruda)