Centro studi politici e sociali F. M. Malfatti

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Terni - Cor delle Fosse. L'agonia di una rarità geomorfologica

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Ormai fare polemica su queste questioni è diventata una faccenda praticamente ignobile, nel senso che siamo arrivati al punto in cui parlare male della classe dirigente, di presunta destra o presunta sinistra, è come sparare sulla Croce Rossa, tanto e tale è il livello di disinteresse che ormai si dimostra verso la cosa e l'interesse pubblici. Sia chiaro che se non si trattasse di disinteresse, in alternativa potrebbe essere la conseguenza di una diffusa epidemia di ischemie cerebrali o di una improvvisa deficienza cerebrale di natura opportunistica.  E quindi, diamo inizio alle danze, .... lo scempio delle esigue, seppure pregevolissime, risorse paesaggistiche continua, in un gioco al massacro che denota la pochezza delle squadre di amministratori vari che si alternano nel "gioco" della gestione della cosa pubblica, l'area politica di provenienza o di riferimento di queste greggi di falliti non ha alcuna influenza sul risultato delle loro scelte, che inesorabilmente si traducono in distruzioni. La località di Cor delle Fosse è un emblematico esempio di  questa deliberata volontà di distruzione, deliberata per chissà quale secondo fine, ... vedremo. La galleria della strada Terni Rieti è stata fatta uscire proprio nella meravigliosa caldera di Cor delle Fosse, una vera e propria rarità geologica a poche centinaia di metri dalla Cascata delle Marmore, laddove con un prolungamento modestissimo, di poche decine di metri, avrebbe potuto trovare sbocco all'interno della attigua cava di pietra, magari mitigando l'intrinseca carenza estetica della stessa, anche con la nobilitazione dell'uso. Viene veramente da chiedersi in mano a chi si trova il Paese, non certo in mano a pater familias, forse è gestito da una pletora di speculatori senza scrupoli, certamente con un bagaglio di sensibilità e cultura personale pari a quello che si poteva trovare nei bagni penali di Sua Maestà britannica nel '600.
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Cor delle Fosse.  L'agonia di una rarità geomorfologica

(Pubblicato in Terni Oggi 24/09/1994)

Si dice solitamente, e perfino con troppa facilità, che a Terni ad esclusione della cascata delle Marmore e del lago di Piediluco non ci siano molte bellezze né artistiche né naturali, e si aggiunge generalmente che queste ultime vanno "valorizzate" adeguatamente con opportuni investimenti.
La realtà poi ha un colore diverso perché puntualmente a distanza di tempo si scopre che valorizzare ha significato cementificare, spendere miliardi senza apprezzabili benefici o fare gli interessi di questa o quella fazione politica. Personalmente ho sempre diffidato di chi si presenta programmi di valorizzazione ambientale, oltretutto appare un po' presuntuoso voler fare meglio della natura.
Un luogo bellissimo che sicuramente non ha bisogno di cure di valorizzazione é Cor delle Fosse; si tratta di un bacino naturale situato ai piedi di monte S. Angelo, a due passi dalla Cascata e dal centro abitato di Marmore, formato nei millenni dallo stillicidio delle acque del Velino che hanno lasciato traccia nelle bellissime concrezioni mammellonarie e, come dice il nome, dal confluire delle acque di scolo di due principali fossi, il fosso Feide e il fosso Rancio, i quali vi convogliano le acque dei monti facendone una zona umida di grande interesse.
Qui il cinghiale, il tasso, la volpe, l'istrice, il gufo, il barbagianni e tanti altri animali sono di casa e lasciano evidentissime tracce della loro presenza. Per la maggior parte dell'anno il livello della falda acquifera resta di pochi centimetri sotto la superficie del prato, sempre rigoglioso anche nei mesi estivi.
Questo bacino è stato uno dei laghetti che un tempo si stendevano sul piano delle Marmore. Sul margine che gira verso monte S. Angelo, a una profondità variabile tra i 20 e i 90 centimetri, si può notare uno strato scuro, ascrivibile alla deposizione di ceneri provocata dalle eruzioni degli antichi vulcani laziali, sovrapposto a un deposito sabbioso ricco di resti di piccoli molluschi. lacustri. E' documentata in questa zona la presenza umana fin da epoche protostoriche.
Da uno studio di Giuseppe Bellucci pubblicato nel 1870 risulta che alle pendici del monte S. Angelo furono trovate tracce di una antichissima stazione litica, il Bellucci segnala uno strato completamente costituito dagli avanzi di una colonia preistorica, come scheletri, raschiatoi, coltelli, piccole seghe di pietra con nucleo di selce, frammenti di stoviglie fabbricate con pasta nerastra ecc.
Qualche anno più tardi il Lanzi rinvenne lungo il bordo del bacino frammenti appartenenti a una antichissima razza umana. Proprio accanto a Cor delle Fosse c'é un invaso gemello anche se molto più piccolo, il cui fondo é coltivato ad orti.
Le pareti interne dei due crateri sono per buona parte decorate da concrezioni, a mio avviso più suggestive di quelle depositate dalla cascata delle Marmore, e da bellissime grotte, qualcuna anche di buone dimensioni.
Questo gioiello della natura non necessita di una lira di spesa per essere godibile, né ha bisogno di essere dichiarato parco o riserva naturalistica, in quanto ne ha fin da sempre la dignità.
Purtroppo su un versante del bacino più grande si affaccia la grande cava di pietra di Marmore, per intenderci quella che é visibile lungo la strada per Greccio, la quale rappresenta un grave neo in questo angolo di natura.

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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Agosto 2010 06:48  

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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (P. Neruda)