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Bonaventura Tecchi nacque l'11 febbraio 1896 a Bagnoregio, un paese tra Umbria e Lazio, da lui stesso denominato "la città che muore", morì a Roma nel 1968.
Laureatosi in Lettere con Vittorio Rossi, a Roma, nel 1920, discutendo una tesi sul Foscolo, intorno agli anni Venti, Tecchi divenne attivo collaboratore di "Solaria", impegnato nel tentativo di realizzare il passaggio dalla prosa d'arte a un tipo di narrativa più strutturata, che si manifestò nel progressivo avvicinarsi alla forma del romanzo, passando attraverso quella del bozzetto, del ritratto, del racconto lungo.
Partecipò come volontario alla prima Guerra Mondiale, all'età di 19 anni, di cui ci racconta in "L'azione della Brigata Arezzo", una relazione di una ventina di pagine, scritta nel 1917, che raccoglie gli avvenimenti della offensiva del Carso e della controffensiva austriaca. Più consistente è la narrazione della prigionia nel campo di Rastatt, nel Baden e di Cellelager nel lander di Luneburg. Tra gli amici di prigionia vi fu Carlo Emilio Gadda, il quale dedicò a Tecchi il Giornale "ricordando la sua fermezza nei giorni difficili" e "A un amico fraterno - Lettere a Bonaventura Tecchi". A Gadda, Tecchi dedicò nel 1960 il suo libro di memorie, Baracca 15 c ei Taccuini del 1918 sulla comune prigionia nel Lager di Celle in alta Sassonia.. Non sfuggì a Tecchi la natura dell'arte gaddiana così legata al suo temperamento, di cui ne fa un felice ritratto: "un curioso imbroglio, quasi come sette code di gatto accavallantisi fra di loro, di scrupoli e risentimenti, di gentilezze e di asprezze, di sottomissioni e di rivolte, d'impennate e di sfinimenti", ma di cui sottolinea anche "quell'amarezza profonda e umana che era e che è in lui e nei suoi scritti".
Il periodo di permanenza forzata in Germania consente al Tecchi di affinare la conoscenza della lingua e soprattutto dei sui dialetti, sollecitando in lui il desiderio di tornare a conoscere meglio quei luoghi e quelle genti, ma da uomo libero.
Direttore (1925-1931) del Gabinetto Vieusseux di Firenze, era stato chiamato a quest'incarico, appena trentenne, nel febbraio 1925, per sostituire Arturo Jahn Rusconi, il critico d'arte dimessosi in seguito alla crisi finanziaria del Comune fiorentino del 1924 a causa della quale era stata disposta la chiusura della sala di lettura. Tecchi si dedicò subito, con grande zelo, alla riapertura del Gabinetto di lettura e alla riorganizzazione della biblioteca, dando inizio, tra l'altro, alla pubblicazione trimestrale di un organo d'informazione delle più recenti acquisizioni della Biblioteca, il "Bollettino delle pubblicazioni italiane e straniere", nonché alla ristampa, completata e aggiornata, del Catalogo Generale Italiano.
Fu lettore (1933-1937) nelle università di Berna e Bratislava, dal 1939 professore di lingua e letteratura tedesca all'Università di Padova. Germanista, ebbe la cattedra di letteratura tedesca all'Università di Roma, direttore dell'Istituto Italiano di Studi Germanici. Ebbe una intensa attività di saggista e traduttore dal tedesco (Goethe, Wackenroder, Carossa).
"Il Tecchi", ha notato Geno Pampaloni, "non fu scrittore né di gran fantasia né di eccezionale finezza stilistica; eppure nelle sue storie d'amore, nelle sue figure di donna, nei suoi un po' tradizionali conflitti tra interessi, sensualità e coscienza del bene sentì un tormento sincero, un timbro schietto di pietà amara, e soprattutto l'inquieto palpitare di un profondo sentimento, o ideale, dell'integrità del vivere".
Ferruccio Ulivi, tracciando il ritratto dell'amico che, affermava, non era e non voleva essere scrittore professionalmente morale., precisava che quell'impegno morale era, semplicemente e schiettamente, la proiezione della propria immagine verificata, saggiata in modo tutt'altro che libero, il segno, il timbro "morale" che perseguiva.
"Il nome sulla sabbia" (1924) è il titolo dell'opera comunemente considerata il primo documento della narrativa tecchiana. Si tratta di un racconto vicino al diario autobiografico in cui è il contrasto, che sarà poi dominante in Tecchi, tra sensualità e coscienza morale, egocentrismo e anelito a superarlo mediante la comprensione degli altri e l'apertura verso la natura, la carità cristiana. Pubblicò poi una serie di romanzi, racconti e prose. Al centro della sua attenzione sono sottili problemi morali e psicologici, indagati secondo una ottica cristiana. Il suo stile e classico, rigoroso. Le cose migliori sono ritratti di caratteri femminili. Nella sua narrativa Tecchi cerca di indagare i più sottili moti dell'animo e del subcosciente, attraverso la chiarezza della scrittura e dell'espressione. Il travaglio psicologico sempre più coincide con quello estetico. Il paesaggio ha per Tecchi la funzione di uno sfondo, dà risonanze allusive e simboliche al realismo delle figure umane descritte.
Bibliografia:
Catullo, Sandron, Palermo (1914). (il volume fu pubblicato nell'ultimo anno di liceo, delle tercento copie che videro la stampa l'autore ne conservò soltanto tre, le altre furono subito distrutte, in una sorta di scontentezza purificatrice, comune a molti artisti)
Il nome sulla sabbia (1924), romanzo
Wackenroder (1927), saggio
Il dramma del Foscolo (1928), saggio
Il vento tra le case (1928), romanzo
Tre storie d'amore (1931), racconti
Maestri ed amici (1934), saggi
I Villatàuri (1935), romanzo
Ernestina (1936), romanzo
Idilli moravi (1939), racconti
Giovani amici (1940), romanzo
Scrittori tedeschi del '900 (1941), saggio
La vedova timida (1942), romanzo
Un'estate in campagna (1945), romanzo
L'isola appassionata (1945), romanzo
Carossa (1947), saggio
La presenza del male (1948), romanzo
Sette liriche di Goethe (1949), saggio
Creature sole, Edizioni Camene, Catania, (1950)
Valentina Velier (1950), romanzo
Luna a ponente (1955), narrativa
la'rte di Thomas Mann (1956), saggio
Storie di bestie (1957), racconti
Gli egoisti (1959), narrativa
Officina segreta (1957), saggio
Storie d'alberi e di fiori, Bompiani, Milano, (1963)
Svevia, terra di poeti (1964), saggio
Goethe scrittore di fiabe (1966), saggio
Il senso degli altri (1968), saggio