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Monografie > Personaggi esteri
Charles Peguy
A sentire il giudizio di Tomasi di Lampedusa, autore del famoso Gattopardo, Peguy è quasi un angelo: un angelo, però, come ha scritto Carlo Bo, la cui voce possiede l'esplosivo sufficiente a mandare per aria tutti gli edifici costruiti dalla tranquillità. Il destino di Péguy, come dimostra la sua biografia, non è quello del "vincente", dell'individuo nato con la camicia, se non altro perché di camice Péguy ne ha sudate ben più di sette. La sua vita, così come la genesi e lo sviluppo delle sue opere, si concretizzano all'insegna di un'itineranza esistenziale non lineare. Il suo non è un viaggio condotto in prima classe, ma una sorta di pellegrinaggio che contempla discese e risalite, che familiarizza con paludi ed altipiani, partecipe di notti oscure e giorni di pieno sole. Ciò che egli è - la sua personalità, le sue inclinazioni artistiche, i suoi progetti - religiosi, famigliari, professionali - viene costantemente posto in gioco, nuovamente ricollocato di continuo sul tavolo verde dell'esistenza reale.
Tuttavia, ogni volta che Péguy cade si rialza; ed ogni volta che si rialza riscopre la tangibile presenza interiore della Speranza che, come luce del viandante in bilico sul crinale delle proprie forze fisiche e spirituali, ulteriormente gli conferma di essere sulla strada giusta, anche quando il mondo esterno pare dire il contrario. L'opera di Péguy, proprio perché costantemente "vissuta", possiede densità, profondità, vitalità. Forse è questa la forza attraverso cui la poesia e la prosa di questa protagonista del primo Novecento si riflette, in diversi modi e a vari livelli, su persone che possiedono percorsi spirituali e culturali fra loro diversi, come ad esempio André Gide, Paul Claudel, H. U. von Balthasar, Alain Finkielkraut, Jean Bastaire. Per seguire rettamente la sua via - sua, perché egli sa che nessuno può percorrerla in sua vece - egli sceglie di accettarla così com'è, così come essa gli si presenta di volta in volta. Di viverla e percorrerla, per così dire, su di un piano perennemente inclinato, dove la sicurezza di sé è fondata e alimentata da una intelligenza delle cose che presenta tratti mistici e realistici al contempo. Un tale atteggiamento dimostra, però, non tanto la sopravvalutazione che un individuo fa di se stesso quanto la possibilità DATA all'uomo di fare atti di fiducia che necessariamente si rinnovano attraverso la libertà di onorare appieno il proprio destino.
Stornando alla radice qualsiasi tentazione di fuga, la vita di Péguy si traduce in una continua scommessa con il reale, con la quotidianità, con le situazioni favorevoli o sfavorevoli che di volta in volta gli si presentano e che egli affronta con tutto se stesso senza mai barare. Non sull'evidenza empirica né sulla presunta certezza razionale ma sulla fiducia: così, secondo Péguy, ci si gioca la vita. Charles Péguy nasce a Orléans il 7 gennaio 1873. Il padre, Désiré Péguy, è falegname; la madre, Cécile Quéré, impagliatrice di sedie. Désiré muore pochi mesi dopo a causa dei postumi di una malattia contratta durante l'assedio prussiano di Parigi. Mancato il capofamiglia, Charles vive e cresce con la mamma e la nonna. L'ambiente in cui cresce, contadino e artigiano, gli trasmette il senso di fare bene le cose, di amare il lavoro non solo per il guadagno che ne può derivare o per un astratto senso del dovere, ma perché il lavoro contadino ed artigiano, per certi versi simile a quello dell'artista, possiede valore intrinseco, dal quale deriva una costante occasione di fare bene ciò che si fa, di eseguire al meglio i compiti a cui si è preposti.
E' frequentando la scuola primaria che apprende i primi rudimenti di catechismo, almeno fino al 1880: ossia quando, con Naudy, viene instaurata una politica di laicizzazione della scuola pubblica che trasporta l'insegnamento della religione dagli istituti scolastici alle parrocchie. Ottenuta la licenza elementare nel 1884, prosegue gli studi di scuola primaria superiore grazie a supporto di una borsa di studio comunale. L'aiuto economico gli consente di frequentare il Liceo di Orléans. Terminati gli studi liceali, al secondo tentativo di ammissione all'università, e dopo aver espletato il servizio militare presso 131° reggimento di fanteria, nel 1894 riesce ad entrare all' École Normale. Se al liceo della sua città lo affascinano i classici greci e latini e il suo rapporto con il Cristianesimo continua, all'università il giovane Charles si infatua delle teorie socialiste e rivoluzionarie di Proudhon e Leroux.
L'adesione al socialismo nasce sotto il segno dell'entusiasmo: la militanza viene vissuta come condivisione di idee politiche ritenute giuste, e come elezione di un'idea capace di modificare l'intera esistenza di colui che l'accoglie in sé e con sé. Interrompe gli studi prima di avere il tempo di laurearsi, prende congedo dalla scuola, e con alcuni compagni fonda ad Orléans un centro di studi sociali autogestito. Ma è opportuno sottolineare che quel che anima l'entusiasmo socialista di Péguy non è tanto la lotta di classe o il bisogno di avere un nemico da combattere e su cui scaricare le colpe di tutti i mali del mondo. L'opzione socialista di Péguy è fatta in buona fede, animata dall'intenzione sincera di contribuire al riscatto umano di chi è ingiustamente oppresso. La sua non è una opzione ideologica, ma genuinamente umanitaria. Rivoluzione sociale e rivoluzione morale sono per lui due aspetti distinti ma tra loro inscindibili. Egli rigetta il primato marxista dell'ambiente sull'uomo ed accoglie l'idea che uomo e ambiente debbano intessere un rapporto sinergico e costruttivo. Ciò che vuole il Péguy socialista è la salvezza concreta degli uomini da tutto ciò che, in un modo o nell'altro, tende a porli al di sotto di loro stessi. Una salvezza che egli auspica per tutti.
In questo periodo, in cui la redazione del dramma dedicato alla figura di Giovanna d'Arco ha inizio, l'avversione al mondo ecclesiastico si determina in modo duplice: criticando l'azione della Chiesa sia sul piano temporale e che su quello spirituale. Da un lato, Péguy vede la Chiesa come un'organizzazione potente, equa a parole ma iniqua nei fatti, che fornisce le spalle ai "capitalisti" nella misura in cui le volta agli "oppressi". Dall'altro egli coglie, nella stragrande maggioranza dei credenti, non fede carità e speranza, ma ipocrisia perbenismo e ottusità spirituale. Nonché l'incapacità di pensare, nemmeno per sbaglio, come nota G. Valente, "alla possibilità reale che la perdizione temporale e quella eterna, l'inferno, siano il destino di molti". Completa la stesura dell'opera su Giovanna d'Arco nel 1897. In ottobre sposa Charlotte Baudouin, vedova del suo migliore amico, Marcel Baudouin, con il quale aveva scritto Marcel, primo dialogo della città armoniosa. Dal matrimonio nasceranno quattro figli.
Nel 1898 E. Zola pubblica il suo J'accuse sulla scia del cosiddetto Affaire Dreyfus. In questo caso Péguy si schiera dalla parte degli innocentisti, dei cosiddetti dreyfusardi, con Picquart e lo stesso Zola. Questo è l'anno in cui Peguy fonda la libreria Georges Bellais. Purtroppo l'impresa non da i risultati sperati. Le spese e i debiti superano di gran lunga le entrate, provocando una condizione finanziaria estremamente precaria che porta la famiglia Péguy a doversi confrontare quotidianamente con una cronica carenza di denaro. Ai fallimenti economici si aggiungono inoltre le delusioni politiche relative al socialismo, in cui il volto ideale della salvezza dei sofferenti si tramuta nella maschera di una ideologia volta primariamente alla propria autoconservazione. L'utopia rivoluzionaria comincia ad apparirgli apparentata a quello "spirito di sistema" che egli avverserà anche in altre situazioni: "associare al socialismo un sistema, legare al socialismo, fosse anche in nome della ragione, un sistema scientifico, artistico o filosofico, significa letteralmente commettere un tradimento nei confronti dell'umanità (...)
Ben lungi dall'essere definitivo, il socialismo è preliminare, è condizione necessaria ma non sufficiente". La volontà di sistema accorcia lo spirito e lo riduce a lettera che, come tale, nasce già morta: "un sistema è una realtà monca (...). Un sistema è ciò che un sistematico ha potuto vedere, ha potuto ricordare con la sua vista miope, oppure, e al di fuori di tutto ciò, ciò che ha potuto costruire con la sua corta immaginazione". A Péguy non interessa la volontà di sistema perché egli già vive, pensa, agisce nell'orizzonte di una prospettiva infinita. Del resto, la tentazione di incasellare tutto e tutti in forme fisse ed inamovibili, razionalmente controllabili, non è solo una caratteristica specifica di certi filosofi, ma tentazione che ogni uomo porta con sé e in sé. Ridimensionare la realtà e ridurre drasticamente le sue infinite variazioni appartiene a tutti coloro che si credono perfetti perché perfettamente inseriti in un contesto sociale, sia esso laico o ecclesiale. Perfettamente inseriti in perimetri mentali e spirituali entro i cui la parola "cambiamento" non suona loro come possibilità di miglioramento o perfezionamento, ma come una sorta di bestemmia da non pronunciare: uno "scandalo" a cui si deve imporre, quale estrema ratio, l'oblio, la dimenticanza. L'insuccesso della libreria non lo scoraggia: nel 1900 lo scrittore fonda i noti Cahiers de la Quinzane, che per quattordici anni (ossia fino alla sua morte) costituiscono lo spazio editoriale privilegiato attraverso cui, insieme ad altri autori - tra i quali Georges Sorel, Anatole France, Julien Benda - lavora all'elaborazione e alla divulgazione di idee politiche e progetti culturali nonché alla difesa di quelli altrui.
Il primo numero, che esce nei primissimi giorni del Novecento, è dedicato proprio alla difesa di Dreyfus. Péguy difende il militare ingiustamente accusato di tradimento, in nome della dignità della persona innocente e contro ogni forma di giustizialismo acefalo e di antisemitismo occulto o palese (le origini di Dreyfus sono ebraiche). Nel 1908 ritrova la fede, e con la fede la sua opera ritorna alla parola poetica, alla testimonianza creativa scritta non in prosa ma in versi. Ritorna a Giovanna d'Arco, e dalla nuova prospettiva il "dramma" diventa "Mistero". Le mystere de la Charité de Jeanne d'Arc (Il Mistero della Carità di Giovanna d'Arco), pubblicato interamente nell'undicesima serie dei Cahiers, è una prova eminente di una rinascita spirituale che comporta il ritorno alla forma poetica che accoglie in sé la presenza della trascendenza divina sull'immanenza del mondo.
Ma in Péguy l'ammissione esplicita del ritrovamento della fede non coincide con la messa al bando o la condanna del proprio passato. Péguy non rinnega il passato, perché convinto è che la via che conduce alla meta è stata, è, e sarà essenzialmente la stessa. Quel che ha fatto ieri lo ha portato ad essere quello che è oggi. La vita è varia, ma indivisibile. Il passaggio dal socialismo al cristianesimo non è una deviazione di rotta o un'inversione di carreggiata: non avviene per sviluppo sintetico fra una tesi ed una antitesi, né attraverso altre modalità di mediazione dialettica. Nella realtà, la parabola della vita individuale, non consiste tanto in uno sviluppo quanto in un poliedrico approfondimento. Un approfondimento della stessa strada: approfondimento il cui ausilio non secondario sono le ragioni del cuore di cui parla Pascal: ragioni che spesso la ragione non conosce.
La vita e l'opera di Charles Péguy possono essere giudicate antinomiche solo in apparenza. Le contraddizioni rilevabili sono in realtà illusorie. La radice del suo essere si infigge in un terreno atopico, a prescindere dal quale il razionalismo non può muoversi se non al prezzo di passi falsi, fatali errori di prospettiva. L'elemento religioso di Péguy è cattolico nel senso più felice del termine: è universale, e perciò universalmente fecondo come feconda è la capacità di vedere le cose nella loro purezza e verità. H. U. Balthasar, che nello specifico dimostra di avere occhi abilitati a vedere il "fenomeno", scrive: "Péguy affonda in una zona che sta al di sotto di tutte le antinomie superficiali; egli resta, per tutti quelli che non sono in grado di seguirlo fin laggiù, uno spirito estremamente contraddittorio (...): comunista e tradizionalista, internazionalista e nazionalista, estremo di sinistra ed estremo di destra, uno che sente con la chiesa e un anticlericale, un mistico e un giornalista arrabbiato, e via dicendo. Ma per chi può vedere il suo profilo profondo, tutte le sue linee apparentemente in urto tra loro si ordinano come tanti raggi che puntano a un centro". Nel periodo che va dal 1910 e il 1911 Péguy conta in cuor suo di ricevere un riconoscimento ed una legittimazione formale dall'Accademia Francese, ma la sua candidatura viene rifiutata.
Nel 1912 escono L'Arazzo di Santa Genoveffa e di Giovanna d'Arco e L'Arazzo di Nostra Signora, (opera in cui sono presenti le esperienze fatte nei suoi pellegrinaggi a Chartres) e Il mistero dei santi innocenti. Nel 1913 pubblica Eva, una sorta di Divina Commedia francese composta da 7644 versi forse la sua opera più rappresentativa. L'anno seguente, in aprile, firma uno scritto su Bergson ed in agosto lavora ad un saggio sulla filosofia cartesiana e a Clio (incentrata sul dialogo dell'anima antica e quella cristiana alla presenza della musa della storia), pubblicati postumi.
Nel 1914 la Francia entra in guerra. Il 5 settembre 1914, primo giorno della battaglia della Marna, Charles Péguy muore combattendo nei pressi di Villeroy. Due anni dopo, l'editore parigino Gallimard inizia a pubblicare tutte le sue opere.