Menu principale:
Monografie > Artisti umbri > A-C
Non era ternano Ferruccio Coen anche se ha lasciato una marea di sonetti, poesie, commedie scritte nel dialetto della città che diventò sua per quaranta anni. Era infatti nato a Fermignano, vicino ad Urbino, nelle Marche, il 10 luglio del 1871 ed era di origine ebrea. Si era trasferito a Terni in cerca di lavoro e trovata un'occupazione vi si fermò fino alla sua morte. Fu esattore comunale, poi impiegato in banca come cassiere della Banca di Sconto e poi del Monte di Pietà. Morì da solo senza parenti e in povertà: era il 28 maggio 1944.
Aveva la passione di studiare i vari dialetti ed il ternano gli sembrò particolarmente bello e congeniale alla sua persona: si inserì senza difficoltà a Terni e dopo poco tempo già si sentiva un figlio di questa città. Da sempre, e questo anche oggi, i "forestieri" a Terni vengono accolti senza problemi. Come del resto confermano anche gli extracomunitari del gruppo Namasté che parlano di vera accoglienza da parte dei ternani.
Attento a ciò che succedeva in città, Coen seppe cogliere tante sfumature della società di allora. "Il verismo macchiettistico di Coen investe tanto il modo di agire quanto il modo di pensare e di esprimersi del popolo di allora: investe dunque il costume, sia pure in superficie" scrive Raimondo Manelli nel suo volume sulla poesia dialettale.
Anche nella poesia di Ferruccio Coen appare una Terni dilaniata dal contrasto con il nuovo, con i tempi frenetici imposti dall'industrializzazione contrapposti a quelli antichi e più naturali del mondo contadino. Tanti i danni che per Coen, come per tanti altri poeti ternani, derivano da questo arrivo della fabbrica, e alla luce di oggi quelle che sembravano solo chiusure provinciali riacquistano un senso.
Prima conseguenza dell'industrializzazione per Coen é l'aumento dei prezzi. Nei suoi versi, nel "Caro Vivere", é convinto che l'esosità dei contadini sia l'unica ragione del rincaro dei generi alimentari. Il protagonista del sonetto una volta intascato il quattrino se ne va a spenderlo all'osteria.
E' uno che vive in città e vuole dire la sua su tutto e su tutti senza badare alle contraddizioni di ciò che "farfuglia". Ricorda l'eroe di Trilussa delle poesie "Ar Caffé". La prima raccolta di poesie di Coen é composta da venti sonetti, "I girovaghi meridionali" e i primi dieci presentano l'ambiente ternano come se fosse ripreso da una telecamera.
Questo poeta umbro marchigiano non usò mai un dialetto ternano "puro" quanto un particolare vernacolo che si adattava alle esigenze della sua penna. Insieme a Fulgenzio Proietti fu uno dei poeti più liberi dal punto di vista metrico passando con disinvoltura dalla forma dialogica a quella narrativa.