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G. D. Cerrini

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Gian Domenico Cerrini

Gian Domenico Cerrini (Perugia, 1609 - Roma 1681). Cerrini combina la cultura classicista di fondo con un certo spirito di indipendenza nei confronti delle tendenze dominanti, un certo anticonformismo, una libertà mentale che produsse la sua originalità. Il giovane Gian Domenico si educò nella bottega romana di Guido Reni, lasciandosi permeare anche dello stile di uominicome lo Scaramuccia al Roncalli, il Lanfranco, il Guercino, il Domenichino o il Sacchi.
Dosando con intelligenza le varie componenti, Cerrini mise a punto uno stile assai originale che è facilmente riconoscibile per i contorni ondulati, piuttosto morbidi, nei quali egli inserì campi di colore chiaro e lattiginoso, molto caratteristico è il suo rosa. La sua espressione è caratterizzato da toni spenti di lilla e di azzurro cinereo, dalle forme nelle quali gli ampi panni formano anse arrotondate e dal carattere morbido delle luci che accarezzano i corpi come disossati.
L'ingresso nel giro della più qualificata committenza romana degli anni trenta quaranta del seicento fu indubbiamente facilitato dallo stretto e prolungato rapporto che l'artista intrattenne con i maggiori esponenti della famiglia Spada, primo fra tutti il cardinale Bernardino. Gli inventari antichi ricordano opere del maestro nelle prestigiose collezioni Azzolini, Barberini, Chigi, Colonna, Corsini, Costaguti, Marefoschi, Omodei, Pallavicini, Rospigliosi, Spada. Molto importante per la carriera del pittore fu il contatto con Giulio Rospigliosi, il futuro papa Clemente IX.
Ci sono buoni motivi per credere che sia stato proprio il Rospigliosi a commissionare la decorazione della cupola di Santa Maria della Vittoria a Roma, opera che Gian Domenico realizzò tra il 1654 e il 1655, contigua alla Cappella Cornaro, dove Gian Lorenzo Bernini aveva da poco realizzato (1652) la famosa Estasi di santa Teresa, questa decorazione denota un senso spaziale un po' secco e arcaizzante lontano dalla spazialità barocca.
Le critiche che in ambiente romano si levarono contro questa ardita realizzazione pittorica, portarono alla pubblicazione di un libretto di poesie in difesa dell'artista (1656), anche se il vero destinatario dei componimenti poetici fu lo stesso cardinale Rospigliosi. Per sfuggire alle critiche, chiaramente finalizzate a gettare discredito sul pittore di provincia che aveva osato sfidare le grandi imprese decorative del barocco romano, Gian Domenico si trasferì a Firenze, dove trovò accoglienza presso la corte medicea, presso la quale si trattenne dal 1656 al 1661, realizzando numerose opere di sobria tenuta classicista.
La ventata barocca lo travolse al suo ritorno in Roma. I dipinti di questo periodo si caratterizzano per la presenza di figure dai panneggi convulsamente agitati. Forme in movimento e colori squillanti
denunciano il cedimento alle pressioni delle nuove tendenze.

Gian Domenico Cerrini
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