Menu principale:
Monografie > Personaggi umbri
Narni, 1370 - Padova, 1443
Di modeste origini, figlio di un fornaio, giovanissimo si arruolò nelle milizie di ventura; prima, al servizio del toscano Ceccolo Broglio, per passare poi nelle schiere di Braccio da Montone e successivamente in quelle di Niccolò Piccinino, che era al soldo di Firenze. Si distinse per acume
tattico e non comune valore, le sue gesta divennero presto popolari e i suoi servigi sempre più richiesti.
Quando aveva già superato i cinquanta anni, Martino V lo volle al comando delle sue soldataglie per combattere Niccolina Varano, la vedova di Braccio, che si era rifiutata di cedere alcuni feudi al Papa. Lo stesso Pontefice lo invitò in Romagna per domare l'irrequieta e ribelle Bologna. Quindi, con il consenso di Eugenio IV, passò nel 1437 al soldo dei veneziani intanto alleatesi con il Papa e si batté contro le truppe dei Visconti in lotta durata oltre sette anni nel tentativo, mai riuscito, di espugnare Milano.
Erasmo, frattanto nominato sul campo Capitano Generale della Serenissima, si trovò sovente al centro delle vicende più sanguinose, pericolose ed eroiche, dovette sostenere, spesso in condizioni impari l'urto di avversari predominanti, riuscendo sempre grazie al suo "animus belli" e al grande senso tattico, ad uscire brillantemente anche dalle situazioni più difficili.
Nel corso della interminabile guerra fra i Visconti ed i Veneziani, si trovò a combattere anche contro Piccinino in una cruenta battaglia (1439) per la conquista di Bergamo e Brescia, risoltasi favorevolmente al suo vecchio "maestro". La sorte però gli fu nuovamente amica. Grazie al provvidenziale intervento in suo favore a Francesco sforza, generalissimo della lega antiviscontea, riuscì successivamente a sbaragliare le truppe di Piccinino nei pressi del Garda. Fu questa la sua ultima impresa bellica. Colpito da due attacchi d'apoplessia non fu più in grado di tornare a combattere e dopo poco morì. Il figlio Gian Antonio, avuto dall'unione con Giacoma da Leonessa di Orvieto, anch'egli uomo di armi, commissionò a Donatello, per onorare la memoria del padre, la famosa statua equestre posta in Padova sul sagrato della basilica di S. Antonio.