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Archeologia
di Danilo Stentella
Il popolo dei Celti, sicuramente uno dei meno conosciuti, solo negli ultimi venti anni è assurto al rango di oggetto di scoperte e di studi, dopo che all'inizio del XX secolo molto era stato scritto, seppure in maniera approssimativa e faziosa. Le prime citazioni che permettono di distinguere i Celti tra i popoli anonimi dell'Europa interna, figurano nelle storie di Erodoto, che li situa all'estremità occidentale del continente e intorno alle sorgenti del Danubio.
La storia ufficiale individua la presenza dei Celti nella nostra penisola solo a partire dall'occupazione e saccheggio di Roma ( 390 a.C. ), ipotizzando per i periodi precedenti solo brutali e fugaci irruzioni, mentre altri filoni di ricerca, più illuminati, propendono per l'ipotesi di progressive infiltrazioni di piccoli gruppi capaci di integrarsi facilmente nel contesto autoctono, escludendo una massiccia migrazione transalpina anteriore all'inizio del IV sec. a. C. Tuttavia l'inserzione di gruppi sporadici in un ambiente più sviluppato, avrebbe potuto difficilmente portare ad un processo di celtizzazione.
Lo studio linguistico dei documenti epigrafici dell'Italia settentrionale consente di supporre l'esistenza di un sostrato celtofono anteriore alla cosiddetta invasione storica. La monumentale iscrizione dedicatoria di Prestino - fine VI sec. a.C. -indica che una parte rilevante, se non l'insieme delle popolazioni transpadane appartenenti alla cultura locale del primo ferro, era già celtica.
Quindi appare ragionevole pensare che la celtizzazione non solo della padania ma anche di vaste aree dell'Europa occidentale possa risalire ad un'epoca anteriore alla seconda età del ferro, forse alla stessa età del bronzo. L'antica convivenza di gruppi celtici e italici può spiegare come a partire dal IV sec. a.C. si siano stabiliti stretti contatti tra i grandi popoli gallici cisalpini e i loro vicini Liguri, Veneti, Reti, Umbri ed Etruschi. I Celti sembrano essersi acculturati rapidamente adottando quasi totalmente prodotti di fabbricazione o ispirazione greco-etrusca.
Un elemento tipicamente celtico dei corredi funerari resta però la spada, comune guarda caso, anche a Liguri, Veneti, Reti, Umbri e Piceni. Questi ultimi, come ricorda Plinio, si staccarono dal popolo dei Sabini; ed anche in questo caso l'evidenza linguistica documenta come a partire dal VI sec. a.C. l'area medio adriatica era abitata da popolazioni di lingua umbro-sabellica, emigrate in età precedente dalla sabina ed affini agli Umbri.