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Scienze naturali
Tratto da: http://www.unipg.it/camso1/Itpietra.htm
Notizie sulla conoscenza del giacimento di lignite di Pietrafitta e del suo possibile sfruttamento si hanno già dal periodo dell'Unità d'Italia. Infatti, nel progetto della "Società promotrice per la ricerca e la coltivazione delle miniere dell'Umbria" datato 1862, Pietrafitta viene annoverata tra le possibili località di sfruttamento. E' comunque probabile che le ligniti di quella zona fossero già da tempo utilizzate dalle popolazioni locali (grazie ad alcune manifestazioni superficiali), e solo con l'avvio dell'attività estrattiva di tipo industriale, dopo la prima guerra mondiale, il ritrovamento dei resti fossili aumentò notevolmente. Bisogna arrivare agli anni sessanta (per la storia il 1966), perché il Sig. Luigi Boldrini, un assistente capoturno di Miniera, ispezionando sistematicamente e continuamente gli scavi delle ligniti, iniziò a costituire la prima raccolta paleontologica. La storia del giacimento fossile di Pietrafitta vede quindi, come spesso per altre località, la figura di un "paleontofilo" (termine utilizzato da Lorenzo Sorbini nell'intervento effettuato in occasione del XI° Convegno della Società Paleontologica Italiana nell'ottobre del 1987) operare non solo la raccolta e la tutela dei campioni, ma anche la loro valorizzazione culturale. La passione che ha caratterizzato il lavoro di Boldrini può essere pienamente colta dai suoi stessi scritti: "Capii subito che erano ritrovamenti interessanti e così comincia ad appassionarmi alla ricerca e recupero dei fossili. Quando riaprì la miniera di Pietrafitta, ritornai al mio lavoro con la qualifica di assistente Capo Turno di miniera. Lo feci con un altro spirito, con l'occhio sempre fisso sui banchi di lignite dove lavorava la macchina escavatrice per individuare qualche resto fossile.". Solo negli anni ottanta l'ENEL e la Soprintendenza Archeologica per l'Umbria, con l'assistenza scientifica dell'Università di Perugia, s'incaricano di raccogliere e conservare i reperti recuperati. Finalmente, ci si può accorgere dell'importanza paleontologica del giacimento di Pietrafitta, con solo "20" anni di ritardo rispetto all'intuizione di "Gigino". Testimonianza diretta dell'interesse del mondo scientifico nei confronti del giacimento di lignite di Pietrafitta fu l'XI° Convegno della SPI (ottobre 1987), tenutosi nei locali della Centrale ENEL, il cui titolo ci sembra ancora significativamente attuale "Salvaguardia dell'ambiente e conservazione dei beni paleontologici".
Lignite e fossili
Le ligniti di Pietrafitta sono parte della successione del Bacino di Tavernelle che circonda l'alta valle del fiume Nestore, nella parte centro-occidentale della Regione Umbria. La deposizione delle ligniti ebbe inizio durante il Pleistocene inferiore, probabilmente in seguito ai movimenti tettonici che causarono l'elevazione del delta del paleo Nestore e la conseguente formazione di molti piccoli bacini caratterizzati da facies di acque dolci stagnanti. I depositi lignitiferi sono in gran parte costituiti da materiale erbaceo, tra cui predominano i rappresentanti delle famiglie Cyperaceae e Graminaceae. Il paleoambiete deposizionale, era probabilmente costituito da aree paludose, sviluppate ai margini di un bacino lacustre e caratterizzate da un'abbondante produzione di materiale organico (marshland). Verso la fine del Pleistocene successive attività tettoniche causarono la fine della sedimentazione palustre e l'inizio di un ciclo erosivo. I depositi organici di Pietrafitta hanno restituito numerosi resti fossili di Vertebrati, invertebrati, macroflora e materiale pollinico. I mammiferi rappresentano attualmente la parte più cospicua della collezione, con una grande varietà di specie. Inoltre, sono abbondanti i resti di varie specie di uccelli, tra le quali ricordiamo in particolare Anatidi del Genere Cygnus e Somateria, e di rettili (ad es. Emys orbicularis) ed anfibi (Genere Rana e Bufo). Recentemente sono stati recuperati anche tracce e resti di insetti (Coleotteri, Odonati, Neurotteri e Lepidotteri). L'associazione a mammiferi può essere riferita all'Unità Faunistica di Farneta, Pleistocene inferiore (1.6 - 1.4 milioni di anni fa).
Il Museo nella miniera
La collezione di resti fossili delle ligniti quaternarie di Pietrafitta, costituita da alcune migliaia di campioni, è divenuta nel suo genere una delle più importanti raccolte attualmente conosciute in Europa. Inoltre, alla presenza dei resti fossili, dobbiamo aggiungere l'esistenza di un deposito lignitifero, di cui scientificamente e culturalmente è fondamentale e irrinunciabile la conservazione. L'attività mineraria sviluppatasi nel Bacino di Pietrafitta, con il suo bagaglio di "archeologia industriale", intesa non solo come storia delle opere e dei macchinari utilizzati dall'industria, ma soprattutto come vicende di quanti hanno lavorato nella miniera e quindi storia sociale di un particolare ambito industriale e geografico, costituisce un ulteriore elemento a riconferma dell'importanza culturale dell'area. La raccolta, ricca e diversificata, anche se ospitata in spazi inadeguati all'esposizione, ha dimostrato di essere uno strumento didattico indispensabile per trasmettere messaggi culturali fondamentali nell'ambito dell'educazione alle Scienze della Terra (attività educative e di ricerca con istituti scolastici ed universitari, sia italiani che esteri).