Centro Studi Politici e Sociali F. M. Malfatti di Terni


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J. Maritain

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Maritain

La vita di Jacques Maritain, nato a Parigi nel 1882, morto a Tolosa nel 1973, è suddivisibile in quattro periodi. Nel periodo giovanile, tra il 1900 e il 1906, si collocano alcuni incontrifondamentali: oltre che con Raissa Oumancçoff, che divenne sua moglie, con Péguy, Bergson, Bloy, che influì sulla conversione dei Maritain avvenuta nel 1905. Nel secondo periodo, che va dal 1905 al 1930, Maritain visse in e contribuì alla rinascita del tomismo, pubblicando nel 1914 la sua prima opera su "La filosofia bergsoniana" e nel 1922 il volume intitolato "Antimoderno", e creando, nello stesso anno, i cosiddetti Circoli tomistici. Dal 1914 è professore di storia della filosofia moderna all'Institut Catholique di Parigi.
Dal 1923 a Meudon la casa dei Maritain diventa luogo di incontri culturali di filosofi, teologi, scrittori, poeti, artisti. Prosegue la sua attività di professore, dal 1928 insegna logica e cosmologia e di conferenziere in Francia e in vari paesi europei e americani. Nel 1926 avviene il distacco dall'Action Française, movimento di destra, per il quale aveva simpatizzato prima della condanna di Pio XI. Dal 1930 al 1960 si colloca un nuovo periodo, che è avviato dallo scritto "Religione e cultura". Nel 1932 pubblica il suo capolavoro, "Distinguere per unire (o i gradi del sapere)", e nel 1936 l'opera sua più famosa, "Umanesimo integrale", che susciterà intorno a Maritain vivaci polemiche.
Tra il '35 e il '37 prende posizione contro l'invasione dell'Etiopia, il bombardamento di Guernica, la guerra di Spagna. A causa del nazismo i Maritain si trasferiscono negli Stati Uniti (1940-44) e a New York Jacques insegna nelle università di Princeton e della Columbia, e tiene conferenze in numerose città americane. È anche tra gli animatori della resistenza francese. Nel 1942 pubblica "I diritti dell'uomo e la legge naturale", l'anno successivo "L'educazione al bivio", e nel 1944 il volume di metafisica e morale significativamente intitolato "Da Bergson a Tommaso d'Aquino". Dal 1944 al 1948 è a Roma quale ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. In questo periodo pubblica due sintetiche ma importanti opere: il "Breve trattato dell'esistenza e dell'esistente" e "La persona e il bene Comune" (1947).
Dal 1948 al I960 i Maritain risiedono nuovamente negli USA, e a Princeton Jacques insegna filosofia morale. Importante anche il suo contributo in tema di diritti umani e di pace. Nel 1951 pubblica il suo capolavoro di filosofia politica, "L'uomo e lo stato"; nel 1953 il suo testo base di estetica, "L'intuizione creativa nell'arte e nella poesia"; nel 1957 le lezioni "Per una filosofia della storia"; nel 1959 la sua opera pedagogica completa, "Per una filosofia dell'educazione", e nel 1960 l'esame storico di "Filosofia morale". Nel 1960, durante uno dei periodici rientri in Francia, Raissa muore a Parigi. L'ultimo periodo va dal 1960 al 1973, quando Maritain vive presso la comunità di Tolosa dei Piccoli Fratelli di Gesù. Nel 1961 riceve dall'Accademia francese il Gran Premio della Letteratura, e nel 1963 riceve il Gran premio nazionale delle Lettere. Durante il Concilio ecumenico Vaticano II è da Paolo VI più volte interpellato su alcune questioni dibattute.
Nel 1965 Papa Montini gli consegna il Messaggio dei Padri conciliari agli intellettuali. Nel 1966 pubblica "Il contadino della Garonna" sul concilio e sul dopo concilio, e il libro pone Maritain al centro di rinnovate polemiche. Nel 1970 entra a far parte dei Piccoli Fratelli di Gesù. La sua ultima opera, "Approches sans entraves", esce postuma qualche mese dopo la sua morte. Sono essenzialmente due le peculiarità che contraddistinguono la filosofìa maritainiana: caratterizzata per un verso da unitarietà di ispirazione e per altro verso da articolazione di percorso. Infatti, nell'itinerario speculativo di Maritain possono essere individuati tre periodi diversi e, insieme, può essere rintracciato un filo conduttore che li accomuna. Con ciò siintende dire che, sostanzialmente, il programma di Maritain è rimasto sempre lo stesso, pur se specificato in diversi modi, anche in relazione alla contingenza storico-culturale.
Riguardo alla costante, si può dire che il pensiero di Maritain si caratterizza (per usare il titolo di una delle sue prime opere) come antimoderno , nel senso che Maritain sviluppa una decisa critica alla modernità, di cui, peraltro, sa apprezzare certi aspetti; in altre parole, Maritain si caratterizza per un atteggiamento che, seppur critico nei confronti della modernità, non gliimpedisce di coglierne gli aspetti positivi, di operare cioè una valutazione che ne mette in luce non solo le " verità impazzite ", ma anche i " guadagni storici ". Questi ultimi si possono adeguatamente valorizzare, a condizione di abbandonare l'orizzonte della modernità, vale a dire l'immanentismo, che non permette alla pur valida esigenza di umanesimo di essere effettivamente umanistica. Infatti, non l'umanesimo, ma il suo carattere antropocentrico è ciò che Maritain critica.
Pertanto, il suo programma può essere sintetizzato con il titolo di un'altra sua opera, "Umanesimo integrale" (1936): si tratta di un umanesimo antimoderno che attraversa la modernità pervenendo alla ultra modernità, operando così una serie di acquisizioni oltre che di rifiuti. Quest'opera di discernimento è effettuata grazie al tomismo, inteso come una filosofia cristiana che, ispirandosi a Tommaso, è capace di accogliere e assimilare le anime di verità che si trovano nella cultura moderna e che, liberate dalla loro caratterizzazione immanentistica, o antropocentrica, sono conciliate con altre acquisizioni classiche, producendo un'inedita sintesi che va al di là del premoderno e del moderno, e caratterizza la posizione maritainiana come ultramoderna. Tale è l'umanesimo integrale, che è umanesimo (cioè valorizzazione dell'uomo) in termini di integralità antropologica e integrazione assiologica; si tratta infatti di un umanesimo che vuole valorizzare tutto l'uomo, e dunque essere rispettoso della integralità della persona umana, e che vuole valorizzare quanto di positivo c'è nelle diverse concezioni dell'uomo, realizzando una loro feconda integrazione. È, questo, il duplice significato dell'aggettivo "integrale" con cui Maritain qualifica il suo umanesimo, connotato come un "ideale storico concreto" da individuare attraverso una pars destruens, la critica all'antropocentrismo e una pars costruens, la proposta di un nuovo umanesimo. La continuità del pensiero maritainiano non deve far dimenticare la diversità di momenti in cui si articola. Tre sono quelli fondamentali: il primo si colloca negli anni Dieci e Venti del Novecento; il secondo va dagli anni Trenta agli anni Cinquanta; il terzo comprende gli anni Sessanta e Settanta. Queste tré fasi, pur accomunate dal programma di nuovo umanesimo, si differenziano per il diverso modo in cui vengono configurate la parte destruens e quella costruens della riflessione maritainiana.
Nel primo periodo la critica è svolta soprattutto nei confronti del positivismo e dell'idealismo , e la proposta si connota come rinascita del tomismo. Nel secondo periodo la critica riguarda per un verso l'individualismo (borghese) e per altro verso il collettivismo (marxista), e la proposta è quella di una nuova cristianità. Nel terzo periodo la critica concerne il relativismo e il nichilismo e la proposta va in direzione della liberazione dell'intelligenza e di una nuova spiritualità. Lungo questo percorso, Maritain svolge in chiave tomista una riflessione che può definirsi personalista , in quanto l'idea di persona è alla base della critica e della proposta di Maritain in ciascuna fase del suo itinerario speculativo.

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