Centro Studi Politici e Sociali F. M. Malfatti di Terni


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Liberalismo

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Liberalismo

Il liberalismo alla soglia del millennio.
(Valerio Zanone)

Alla soglia del millennio gli istituti liberali della società aperta, dell'ordinamento democratico e dell'economia di mercato si estendono in uno spazio mondiale più ampio dell'area occidentale in cui il liberalismo ha avuto la sua origine storica.
Nei cinquant'anni trascorsi dal Manifesto di Oxford il mondo ha conosciuto la fine del colonialismo, il crollo del comunismo, la progressiva affermazione dei diritti umani in parte accompagnata dalla garanzia normativa di istituzioni internazionali e sovranazionali. I costumi ed il tenore della vita e della convivenza si sono trasformati in gran parte del mondo per effetto della rivoluzione scientifica, dello sviluppo economico e dell'innovazione tecnologica.
Lo smantellamento dei blocchi ideologici e le potenzialità dirompenti delle nuove tecnologie hanno travolto gli equilibri statici ed i paradigmi tradizionali. La sigla della contemporaneità è la globalizzazione che impone alle società assestate dell'occidente e soprattutto dell'Europa di adeguarsi al ritmo delle aree più dinamiche del globo.
La sfida della globalizzazione impone di misurarsi alla prova dei mercati globali aperti alla concorrenza; ma concerne anche la attitudine della democrazia rappresentativa al governo della società complessa.
Si osserva da alcuni che la complessità della società postindustriale è difficilmente riconducibile alle regole decisionali della democrazia rappresentativa, sia per la manipolazione dell'opinione pubblica che può essere esercitata attraverso le comunicazioni di massa; sia per l'oggettiva complessità delle decisioni pubbliche, che spesso richiedono competenze accessibili solo agli specialisti; sia per la conseguente esposizione delle assemblee rappresentative alla pressione dei poteri "invisibili" della tecnocrazia oltre che a quello supervisibile della videocrazia.
Se di fronte al governo della società complessa i regimi democratici possono mostrare aspetti di imperfezione e di malfunzionamento, non viene peraltro intaccato il nucleo della democrazia liberale, che essenzialmente concerne i diritti di autonomia e di autogoverno e i presìdi normativi che salvaguardano la libertà individuale, intesa sia come assenza della coercizione sia come partecipazione alla vita pubblica.
Piuttosto, ciò che del sistema democratico risalta con maggiore evidenza è il carattere competitivo; la qualità principale della democrazia è nel pluralismo che impedisce la formazione di autocrazie statiche. L'elemento competitivo avvicina per alcuni aspetti il sistema della democrazia come competizione per il consenso, al sistema del mercato come competizione per il profitto, fino a giustificare la definizione dell'ordinamento democratico come "mercato politico". Quella definizione serve a mettere in rilievo da un lato che nella competizione politica come in quella economica il soggetto prevalente non può pretendere di diventare un "asso pigliatutto"; e d'altro lato, circoscrive la competizione politica in un sottosistema che non può pretendere di contenere in sé la totalità dei valori e deve rispettare il pluralismo delle culture e degli stili individuali di vita, la sfera delle convinzioni personali in materia religiosa e morale.
Neppure si può pretendere che la democrazia liberale coincida con un modello unico di ordinamento politico, sebbene possano essere considerati costitutivi della democrazia liberale alcuni parametri quali la trasparenza di processi decisionali; la distinzione dei poteri, la garanzia di reversibilità delle scelte pubbliche, l'efficienza del mercato quale regolatore dei rapporti economici.
In presenza dei parametri suddetti si può ritenere che sussistano gli elementi fondativi di una democrazia liberale compiuta e di conseguenza le alternative politiche possono confrontarsi all'interno di procedure condivise. Invece quando uno o più dei parametri suddetti manchi o sia troppo debole, l'alternativa politica non è interna alla democrazia liberale, ma pone a confronto la concezione liberaldemocratica con concezioni fondamentaliste, comunitariste, organiciste o comunque limitative dei diritti individuali.
E' presupposto del liberalismo che ogni individuo sia titolare di diritti inalienabili e che solo dalla titolarità di quei diritti possa formarsi una cittadinanza liberamente condivisa. Il principio liberale della cittadinanza contiene dunque un nucleo di diritti individuali non negoziabile dalle decisioni pubbliche.
Dopo il crollo del comunismo, alla soglia del millennio la linea principale di confronto sembra essere quella fra democrazia liberale e democrazia comunitaria, quindi fra identità individuale ed identità collettiva. Nella concezione della democrazia liberale fra identità individuale ed identità collettiva non vi è discontinuità. L'individuo può realizzare se stesso solo nella cooperazione e nell'appartenenza comunitaria, ma il concetto di comunità non è esclusivo né chiuso. Nella società liberale la vita individuale si realizza in una varietà di legami comunitari, dalla famiglia (luogo essenziale della solidarietà intergenerazionale) alla comunità locale, agli ambienti di studio e di lavoro, alle libere associazioni.
Merita di essere specialmente sottolineato il valore formativo che nella società liberale consiste nella libertà di associarsi per scopi sociali spontaneamente condivisi.
L'associazionismo volontario, strumento attivo di una solidarietà sociale svincolata dal centralismo governativo, costituisce rispetto all'individuo isolato ed allo Stato una "terza sfera" cui corrisponde nel mondo del lavoro il "terzo settore" delle attività non orientate al profitto, che vengono assumendo dimensioni crescenti rispetto alle sfere tradizionali del settore produttivo e della funzione pubblica.
Nella democrazia liberale non vi è dunque discontinuità fra l'individuo e la comunità, mentre vi è contrasto fra comunità chiuse e comunità aperte. La comunità chiusa genera in sé il fondamentalismo illiberale; l'opportunità di riconoscersi e realizzarsi in una molteplicità di appartenenze ed in una pluralità di dimensioni esistenziali.
La concezione liberale della cittadinanza inclusiva è contraria al fondamentalismo e al solipsismo di gruppo; aperta agli aspetti multietnici e transnazionali; intesa a recuperare il numero crescente di individui che per effetto della globalizzazione economica "non servono più" e rischiano pertanto di smarrire i requisiti sostanziali della cittadinanza attiva.
Alla soglia del millennio, la quadratura del cerchio fra benessere e solidarietà è l'ultima scommessa che le società sviluppate dell'occidente sono chiamate ad affrontare prima che i paesi emergenti arrivino a contendere loro il primato della crescita.
Intorno al principio di giustizia come eguaglianza, al ruolo rispettivo dello Stato e del mercato e alla revisione del Welfare State ruotano le principali divergenze politiche all'interno della cultura liberale.
Per un verso, molti liberali ammettono che il senso della giustizia non può ignorare quelle situazioni di iniquità sociali che distorcono di fatto l'eguaglianza dei diritti anche civili e politici.
Per altro verso, la costruzione del Welfare State in cui si è realizzato nel corso del Novecento il sistema di diritti sociali è oggi posta in discussione non solo per l'onere raggiunto dalla spesa sociale ma anche per ragioni di flessibilità indotte dalla globalizzazione, e per una diffusa insofferenza verso il paternalismo pubblico.
Vi è fra i liberali chi nel Welfare State riscontra una forma di organizzazione della convivenza capace di sviluppare ampi processi diffusivi della cittadinanza; e perciò del Welfare State propone una revisione orientata alla società aperta ed alla cittadinanza inclusiva. La revisione dovrebbe tenere conto della ristrutturazione dei processi produttivi, della flessibilità e mobilità sociale, e della opportunità di coinvolgere tutti gli stakeholders in nuove forma di democrazia industriale. In tale contesto il post-Welfare si caratterizzerebbe con l'attribuzione ad ogni cittadino di un reddito di cittadinanza e con il trasferimento di molti servizi sociali sdalla funzione pubblica al terzo settore delle attività non-profit .
Altri liberali ritengono invece che il Welfare State non possa essere adeguato alle nuove circostanze ma debba considerarsi erroneo dall'origine in quanto distruttivo di risorse senza beneficio effettivo per i ceti più deboli, e stimolatore di interessi corporativi. Il post-Welfare dovrebbe quindi avere carattere non di revisione, ma di innovazione in modo da lasciare all'autonomia individuale il compito di provvedere al bisogno di sicurezza; attribuire al potere pubblico il compito di assistere esclusivamente gli individui incapaci di provvedere a se stessi; e separare nettamente la finalità dell'assistenza da quella della redistribuzione.
Alle posizioni di alcuni liberali drasticamente critiche verso il principio stesso di redistribuzione, considerato invasivo dei diritti individuali, fanno riscontro le opinioni di altri liberali che considerano la funzione redistributiva pressoché connaturale all'acquisizione del consenso in regime di suffragio universale.
Meno ampie sono le divergenze concernenti la fornitura dei beni pubblici, ossia della vasta categoria di beni che la logica di mercato è di per sé inadatta a fornire, anche se nell'ambito stesso della fornitura di taluni beni pubblici l'introduzione di elementi "di mercato" ossia di competitività e di libera scelta può migliorare l'efficienza e ridurre l'intercettazione burocratica.
La semplicistica contrapposizione fra Stato e mercato può dunque risultare fuorviante.
Il mercato è lo strumento di allocazione delle risorse che attraverso il sistema dei prezzi realizza nel modo più efficiente il rapporto fra domanda ed offerta e quindi massimizza la ricchezza delle comunità. Anche al di fuori del contesto economico, il mercato ha una connotazione sociale positiva in quanto consente l'intersezione volontaria dei soggetti che vi partecipano.
La qualità sociale, e non solo economica, del sistema di mercato richiede una cornice di regole finalizzate a: ampliare al maggior numero possibile di soggetti l'accesso al mercato; assicurare la trasparenza dei comportamenti in modo che fra produttori e consumatori sussista parità di informazione; impedire l'abuso di posizioni dominanti e garantire la libertà di concorrenza; sostenere la "cultura del mercato" evidenziandone gli aspetti moralmente apprezzabili quali la lealtà negli affari, l'assunzione di responsabilità, il rischio dell'iniziativa; ricondurre all'interno del calcolo economico il costo delle esternalità ambientali.
Poiché l'efficienza del mercato è effetto della sua intrinseca funzione selettiva, risulta facile agli avversari del liberalismo collocare il mercato in antinomia con esigenze sociali quali la solidarietà verso gli individui svantaggiati e l'eguaglianza nelle dotazioni economiche di base.
Si può obiettare che i paesi ad economia di mercato più competitiva sono quelli dove il benessere è maggiore e più diffuso. Ma il rapporto fra libertà ed eguaglianza resta comunque un tema cruciale. Nella società liberale l'individuo deve trovare nel sistema pubblico la rassicurazione contro i rischi di cui non potrebbe farsi carico da solo. La libertà individuale presuppone la rimozione delle diseguaglianze (soprattutto se esterne al comportamento individuale, quali delle derivanti dalle condizioni di razza o di nascita) che restringendo di fatto l'accesso alla gara sociale riducono l'eguale dignità di tutti gli individui e dunque l'esercizio dei diritti individuali.
Molte obiezioni contro il liberalismo derivano dal suo travisamento. Così si imputa al liberalismo la negazioni dei valori assoluti e lo scetticismo morale; ma la estraneità della sfera politica rispetto ai valori assoluti trova ragione nel fatto che troppe volte la predicazione di valori assoluti è servita da copertura a regimi politici avvilenti.
E' senz'altro vero che il liberalismo non attribuisce al potere politico il compito di insegnare ai cittadini lo stile di vita migliore, e tanto meno di imporlo. Il liberalismo politico è un insieme di regole che consentono appunto a stili di vita differenti di convivere e competere. Tuttavia quelle regole non funzionano nel vuoto morale anzi la stessa tolleranza delle diversità si colloca sullo sfondo etico di una cultura che assume la responsabilità soggettiva come criterio primario di moralità.
Perciò il liberalismo non è riducibile al mero impianto procedurale. Il fatto che il liberalismo non inglobi nella sfera politica i valori che attengono alla fede religiosa e all'etica individuale non significa che il liberalismo sia moralmente rinunciatario o indifferente. Al contrario, l'origine storica del liberalismo è proprio nell'opposizione ai conflitti religiosi e alla ragione di Stato in nome dell'autonomia morale degli individui.
Ne consegue che l'autonomia morale dell'individuo deve essere preservata non solo dalla coercizione del potere pubblico, ma da ogni pressione coercitiva; e dalla cognizione della autonomia nasce il senso della responsabilità personale, che trova pienezza di autorealizzazione nella capacità di ideare progetti e portarli a compimento.
Se la regola liberale della convivenza è dunque la pluralità delle scelte individuali, occorre trarne in conclusione che quella regola esclude di per sé la possibilità di scelte liberali univoche in materia di specifiche decisioni pubbliche e di indirizzi politici.
Le disparate tendenze e formazioni politiche che si richiamano al liberalismo hanno un referente comune nei valori di individualità. Ma da quel nucleo di valori individuali non può che derivare il pluralismo politico.

Manifesto di Oxford 1997.
Agenda liberale per il XXI secolo

Noi, 475 liberali dei cinque continenti, ispirandoci ai fondatori dell'Internazionale Liberale che cinquant'anni or sono lanciarono il Manifesto liberale, siamo tornati a Oxford, dal 27 al 30 novembre del 1997, per riflettere sulle risposte liberali alle sfide e alle opportunità che si presentano alla soglia del nuovo millennio.
Durante questi 50 anni, sono stati compiuti progressi sostanziali nell'affermazione di società aperte basate sulle libertà politica ed economica. Tuttavia c'è ancora tanta strada da fare. Le nuove generazioni devono ridefinire le priorità liberali di fronte alle nuove opportunità e ai nuovi pericoli.
Molte sono le sfide che il liberalismo dovrà affrontare: la violazione dei diritti umani, la concentrazione eccessiva del potere e della ricchezza; il fondamentalismo, il totalitarismo, la xenofobia, il razzismo, la discriminazione tra i sessi, quella omosessuale, quella religiosa, quella generazionale e quella nei confronti dei disabili; la povertà e l'ignoranza, il divario sempre più ampio tra ricchi e poveri; il cattivo uso delle nuove tecnologie, l'indebolimento dei legami sociali, la competizione per risorse scarse, il degrado ambientale in un mondo sovraffollato, la criminalità organizzata e la corruzione politica. Il nostro compito di liberali nel XXI secolo sarà di cercare risposte politiche che favoriscano i diritti umani e la libertà individuale, le società e le economie aperte, la cooperazione mondiale.

I nostri valori liberali
Noi riaffermiamo la nostra adesione ai principi del liberalismo esposti nel Manifesto dell'aprile del 1947 dell'Internazionale Liberale: che la libertà e la responsabilità individuale sono i fondamenti di una società civile; che la libertà e la responsabilità individuale sono fondamenti di una società civile; che lo Stato è solo uno strumento al servizio dei cittadini; che qualsiasi azione dello Stato deve rispettare i principi di controllo democratico; che la libertà costituzionale è basata sulla separazione dei poteri; che la giustizia esige che in tutti i procedimenti penali l'accusato abbia diritto a un processo veloce e pubblico, e a un verdetto giusto e libero da qualsiasi influenza politica; che il controllo statale dell'economia e i monopoli privati minacciano entrambi la libertà politica; che i diritti e i doveri vadano di pari passo, e che nella società civile ogni cittadino ha una responsabilità morale verso gli altri; che la pace nel mondo può essere costruita solamente sul rispetto di questi principi e sulla cooperazione tra le società democratiche. Noi riaffermiamo che questi principi sono validi per dovunque nel mondo.

Libertà, responsabilità, tolleranza, giustizia sociale e uguaglianza dei punti di partenza: questi sono i valori essenziali del liberalismo, e questi rimangono i principi sui quali una società aperta deve essere costruita. Questi principi richiedono un attento equilibrio tra società civili fortemente avanzate, governo democratico, liberi mercati e cooperazione internazionale.

Noi crediamo che condizioni essenziali della libertà individuale siano lo stato di diritto, la pari opportunità a una educazione completa e pluralistica, la libertà di parola e di associazione, l'accesso all'informazione, uguali diritti e opportunità per uomini e donne, la tolleranza delle diversità, l'inserimento sociale, la promozione dell'iniziativa privata e delle possibilità di occupazione. Noi crediamo che la società civile e la democrazia costituzionale forniscano le basi più giuste e stabili per l'ordine politico. Noi consideriamo società civile quella costituita da liberi cittadini, che vivono in un quadro giuridico definito, con i diritti individuali garantiti, con i poteri del governo limitati e soggetti al controllo democratico.
Noi crediamo che un'economia basata sulle regole del libero mercato conduca a una più efficiente distribuzione di ricchezza e risorse, incoraggi l'innovazione e promuova la flessibilità.
Noi crediamo che necessario fondamento per la pace nel mondo e per la sostenibilità dell'economia e dell'ambiente sia la stretta cooperazione tra società democratiche attraverso le organizzazioni mondiali e regionali, in un contesto di diritto internazionale, di rispetto dei diritti umani, di diritti delle minoranze nazionali ed etniche, e di un impegno condiviso per lo sviluppo economico mondiale.

Il cammino del liberalismo dal 1947 al 1997
Noi salutiamo con compiacimento i progressi compiuti in più di cinquant'anni di applicazione dei principi liberali in un numero crescente di Paesi:* il ritorno della libertà e della democrazia nei Paesi ex-comunisti in Europa;
* la diffusione del governo democratico e dello stato di diritto;
* la fine del colonialismo, con la possibilità di autogoverno per le popolazioni precedentemente assoggettate;
* il ritiro dello Stato dal controllo delle economie nazionali, con la consapevolezza ampiamente diffusa che l'economia di mercato è la più efficiente nel creare e distribuire ricchezza;
* il passaggio da un'educazione privilegio di una minoranza a un'educazione permanente rivolta a un numero sempre più grande di cittadini;
* il crescente rispetto per i diritti umani, sia all'interno degli Stati, sia come oggetto alla tutela e - dove necessario - dell'intervento internazionale;
* una crescente consapevolezza nazionale e internazionale dei diritti delle donne e dei bambini;
* l'estensione delle regole di uguaglianza alle minoranze sessuali e il riconoscimento che l'omosessualità e il lesbismo sono espressioni legittime di inclinazioni personali;
* il consolidamento di un'economia globale aperta, in un contesto accettato di regole internazionali;
* il rafforzamento del diritto internazionale e delle istituzioni mondiali e regionali;
* lo sviluppo della libertà di informazione, di comunicazione e di movimento, dentro e fuori i confini nazionali;
* l'accettazione che una comunità mondiale ha l'obbligo di impegnarsi per combattere la povertà nel mondo e per proteggere l'ambiente.

Le sfide per la nostra generazione
Noi osserviamo che questi risultati sono stati da tempo raggiunti solo da una minoranza dell'umanità. Le sfide che affronteremo nei prossimi cinquant'anni devono partire da ciò che è stato raggiunto per estendere i principi del liberalismo in tutto il mondo, e imbrigliare le forze del cambiamento per rafforzare piuttosto che indebolire lo sviluppo delle società aperte.

Le sfide comprendono:

La sfida per allargare la democrazia.
La democrazia liberale è ormai largamente accettata come modello globale per l'organizzazione politica. Ma solo una minoranza di stati si può definire propriamente democratica. Regimi autoritari, élite militari che usurpano il potere, abusi di potere statale per motivi di parte, elementi criminali che influenzano il governo, arrampicatori che sfruttano le speranze e le paure della gente: tutto ciò blocca il cammino verso la libertà. Noi vogliamo invitare tutti i governi e tutti i popoli:
* a favorire nelle relazioni internazionali i governi che osservano le regole dei diritti umani e della democrazia;
* ad abolire in tutto il mondo la pena capitale;
* a rafforzare lo stato di diritto e di promuovere la buona amministrazione nel quadro di strutture compiutamente democratiche;
* a riconvertire la spesa pubblica dalle spese militari verso l'investimento sociale e assistenziale, destinato ad alleviare la povertà;
* a limitare la vendita di armi, a impedire la vendita di mezzi di repressione ai regimi non democratici, e a valorizzare il registro delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali;
* a combattere la corruzione, il crimine organizzato e il terrorismo;
* a promuovere mezzi di comunicazione di massa liberi dal controllo illegittimo o dall'interferenza dei governi o delle industrie che abusano della loro posizione dominante;
* a infondere con l'educazione l'importanza della tolleranza per realizzare una società evoluta.

La sfida contro la violenza e per la governabilità globale
In un mondo pieno di conflitti, uno dei compiti più difficili è trovare i mezzi efficaci per prevenire la violenza. Un mondo sempre più interdipendente richiede anche che gli Stati cooperino tra di loro per promuovere un ordine internazionale sicuro, sostenibile ed equo. Il crimine transnazionale, le malattie incurabili, l'inquinamento ambientale e la minaccia di alterazioni climatiche pongono impegni addizionali per la cooperazione tra gli Stati. I liberali si devono impegnare a rafforzare la governabilità mondiale tramite le Nazioni Unite e la cooperazione regionale.
Invitiamo tutti i governi a unirsi per creare un tribunale internazionale con giurisdizione sui crimini di guerra. Il nostro obiettivo per il XXI secolo è di costituire un ordine liberale globale basato sul rispetto del diritto e sorretto da adeguate istituzioni mondiali e regionali.

La sfida una democrazia migliore.
Noi riteniamo che si debbano ulteriormente allargare gli spazi democratici per andare incontro alle aspettative delle società più evolute e per proteggerle dalle disillusioni prodotte dai governi rappresentativi. I cittadini meritano miglior accesso all'informazione, più efficaci controlli parlamentari sul potere esecutivo, maggiori possibilità di essere parte attiva nella vita pubblica e di porre domande ai loro governi. Il principio di sussidiarietà deve essere pienamente rispettato, in modo da dare la massima autonomia alle regioni e alle comunità locali. La strada migliore per dare pieni poteri a ogni cittadino è un efficace decentramento politico attraverso l'autogoverno delle comunità.

La tensione tra l'autogoverno e i diritti umani.
L'autogoverno, o più precisamente lo Stato sovrano, può entrare in conflitto con la libertà individuale e con i diritti umani. I regimi autoritari abusano del principio di sovranità per ostacolare gli interventi in aiuto di coloro ai quali la libertà è stata negata. I liberali insistono nel dire che i diritti umani sono indivisibili e universali, e non dipendono dai diritti di cittadinanza di uno specifico Stato, o dall'appartenenza a un particolare gruppo etnico, sociale, sessuale, religioso o politico. La comunità internazionale dovrebbe stabilire adeguate sanzioni contro i governi che rifiutano di osservare i principi di una società aperta.

La sfida contro la povertà e l'esclusione sociale.
La povertà, la disoccupazione e l'emarginazione sociale rovinano la vita degli uomini e specialmente di donne, bambini e anziani, e rappresentano il maggior pericolo per la società civile. La povertà genera disperazione e la disperazione genera estremismo, intolleranza e aggressività. Il problema centrale nel fronteggiare la povertà è come fornire a ciascuno i mezzi per combatterla da sé e vincerla con le proprie forze. Noi chiediamo una politica attiva che offra opportunità per l'educazione e il lavoro, che dia assistenza a chi non è autosufficiente, che si fondi sul raccordo tra
provvedimenti pubblici e privati. Le istituzioni pubbliche e le strutture assistenziali devono essere il più possibile flessibili e amministrate localmente, mirando a promuovere la responsabilità individuale e a corrispondere alle domande dei singoli.

La sfida dello Stato minimo.
L'antica erronea credenza secondo cui è affare del governo organizzare la felicità del popolo sta andando in crisi in tutto il mondo. In molti Paesi industrializzati, sistemi mal diretti di sicurezza sociale e di redistribuzione minacciano di crollare, mentre i bilanci statali dilatano un debito pubblico che grava sulle generazioni future. Nei Paesi in via di sviluppo, i tentativi di promuovere la crescita economica esclusivamente o in gran parte con azione pubblica sono destinati al fallimento a causa del sovraccarico dei governi e del soffocamento dell'iniziativa privata, unico fattore in grado di produrre un reale sviluppo sostenibile. I liberali riconoscono che la capacità dei governi è limitata, che i "grandi governi" e la crescita della spesa statale sono essi stessi minacce serie alla società libera, e che la limitazione del campo d'azione dei governi e la diminuzione della spesa pubblica devono avere quindi la priorità.

Il bisogno di un nuovo patto tra le generazioni.
Noi registriamo le tensioni tra le pressioni immediate della domanda e dei consumi e gli interessi a lungo termine della comunità e dell'ambiente, per i quali devono essere coinvolti i governi i governi come garanti della società. Noi cerchiamo un nuovo patto tra le generazioni, riconoscendo i benefici che i consumatori e i cittadini di oggi hanno tratto dagli investimenti di ieri e le responsabilità di cui devono farsi carico nel mantenere e rafforzare l'ambiente naturale, i tesori culturali, i beni pubblici e il capitale sociale a vantaggio delle future generazioni. I prezzi dovranno comprendere i costi sottesi dell'inquinamento e dello sfruttamento delle risorse naturali.

La sfida per un progresso scientifico e tecnologico.
Noi accogliamo con favore le opportunità economiche e sociali offerte dalle nuove tecnologie e dalla innovazione scientifica. Ma riconosciamo anche la necessità di un pubblico esame critico del loro impatto potenziale e del loro cattivo uso, e il bisogno di regole nazionali e internazionali. Il principio di prevenzione dovrebbe governare tutti i settori dell'attività umana. Ciò vale soprattutto per la minaccia di cambiamenti climatici, per la quale l'umanità si deve applicare subito. Sono urgentemente necessarie convenzioni e scadenze obbligatorie per la riduzione del consumo dei carburanti fossili. Il consumo deve essere mantenuto al di sotto delle capacità rigenerative dell'ecosistema. Tutte le sostanze chimiche, genetiche e meccaniche e tutti i prodotti industriali devono essere testati prima del loro utilizzo commerciale. Noi guardiamo con favore anche alla rivoluzione delle comunicazioni, che offre nuove occasioni di promuovere creatività, decentramento, autonomia e iniziativa individuale. I liberali insistono sulla pluralità dei canali di comunicazione, che si formano attraverso la competizione in un mercato aperto. L'informazione, le reti di trasmissione e
le altre strutture di comunicazione devono essere largamente accessibili ed essere affiancate da sistemi aperti ai produttori, ai consumatori e alle istituzioni di interesse pubblico.

La sfida per la creazione di un mercato aperto.
Le società aperte hanno bisogno di mercati aperti: Una società liberale, aperta e tollerante richiede un'economia di mercato. Libertà politica e libertà economica vanno di pari passo. Grazie al mercato delle idee e delle innovazioni, e grazie alla concorrenza per la ricerca delle soluzioni più appropriate, l'economia di mercato crea un progresso dinamico che fornisce la migliore opportunità per una via indipendente: Grazie al basilare principio della proprietà privata e alla legislazione antimonopoli, i mercati aperti generano iniziativa privata e risorse economiche per l'assistenza sociale. La regolamentazione burocratica del mercato e il protezionismo sono perciò barriere per nuove iniziative e nuovi lavori nei Paesi in via di sviluppo come nel mondo industrializzato: Al fine di
raggiungere uno sviluppo ecologico e sociale sostenibile, si dovrebbe dare più rilievo alla tassazione del consumo di energia e di materie prime piuttosto che alla tassazione del lavoro. Senza un tale cambiamento i problemi ambientali e la disoccupazione continueranno ad aumentare.

La sfida per lo sviluppo globale.
Governi corrotti e autoritari, Stati e società deboli, disoccupazione, impoverimento, analfabetismo, sovrappopolamento: tutto ciò contribuisce al degrado ambientale, genera flussi di emigranti e rifugiati e provoca rivolte contro l'ordine polito e sociale. E' nell'interesse a lungo termine del mondo sviluppato incoraggiare il progresso umano e dare assistenza allo sviluppo economico nei Paesi poveri. Questa è anche una responsabilità morale. Poiché i mercati aperti e globali sono lo strumento migliore per diffondere la prosperità sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, i liberali dovranno attirare con forza l'attenzione, e dovranno farlo al meglio, sulla loro ferma convinzione che il mercato libero, fornendo le migliori opportunità alle economie deboli, è la via più sicura per sconfiggere la povertà nel mondo. La resistenza contro il protezionismo economico rimane quindi un impegno chiave dei liberali.
All'alba del XXI secolo noi ci impegniamo come liberali a lavorare insieme per affrontare queste sfide. Noi riaffermiamo l'impegno liberale a porre la libertà e la dignità di ogni essere umano al centro della nostra vita politica.

Tower Hall - Oxford, novembre 1997


Manifesto Oxford 1947

Noi liberali di 19 nazioni, riuniti a Oxford in tempo di disordine, povertà, carestia e paura causati da due guerre mondiali; convinti che le attuali condizioni del mondo sono largamente dovute all'abbandono dei principi liberali: affermiamo la nostra fede con la dichiarazione che segue.
L'uomo è innanzi tutto un essere dotato del potere di pensare e di agire liberamente e della capacità di distinguere il bene e il male.Il rispetto per la persona umana e per la famiglia è la vera base della società.
Lo Stato è soltanto uno strumento della comunità: esso non deve assumere alcun potere che possa venire in conflitto con i diritti fondamentali dei cittadini e con le condizioni indispensabili per una vita responsabile e creativa, e precisamente:la libertà individuale, garantita da un'amministrazione indipendente della legge e della giustizia:
* la libertà di culto e la libertà di coscienza;
* la libertà di parola e di stampa;
* la libertà di associarsi e di non associarsi;
* la libera scelta dell'occupazione;
* la possibilità, di una piena e varia educazione, secondo la capacità di ognuno e indipendentemente dalla nascita o dai mezzi;
* il diritto di proprietà privata e il diritto di iniziativa individuale;
* la libera scelta del consumatore e la possibilità di godere pienamente dei frutti della produttività del suolo e dell'industria dell'uomo;
* la sicurezza dai rischi di malattia, disoccupazione, incapacità e vecchiaia;
* l'eguaglianza di diritti tra uomini e donne:
Questi diritti e queste condizioni possono essere assicurati solo da una vera democrazia: La vera democrazia è inseparabile dalla libertà politica ed è basata sul consenso cosciente, libero ed illuminato della maggioranza, espresso in un voto libero e segreto, con il dovuto rispetto per la libertà e per le opinioni delle minoranze.
La soppressione della libertà economica conduce inevitabilmente alla scomparsa della libertà politica: Noi ci opponiamo a tale soppressione tanto se è conseguenza della proprietà o del controllo statale quanto se risulta da monopoli, cartelli o trusts privati. Noi ammettiamo la proprietà di Stato solo per le imprese che vanno oltre le possibilità della iniziativa privata o là dove la concorrenza non ha più modo di operare.Il benessere della comunità deve prevalere e deve essere salvaguardato contro l'abuso del potere da parte di interessi particolari.
Un miglioramento continuo nelle condizioni di lavoro, nell'abitazione e nell'ambiente di vita dei lavoratori è essenziale. I diritti, i doveri e gli interessi del lavoro e del capitale sono complementari; la consultazione e la collaborazione organizzata tra datori di lavoro e lavoratori è di vitale importanza per il buon andamento dell'attività produttiva.
Il servizio della comunità è il necessario complemento della libertà ad ogni diritto corrisponde un dovere. Le libere istituzioni non possono funzionare efficacemente se ogni cittadino non ha un senso di responsabilità morale verso il suo prossimo e non prende parte attiva negli affari della comunità.
La guerra può essere abolita, la pace del mondo e la prosperità economica possono essere ristabilite soltanto se tutte le nazioni si attengono alle seguenti condizioni:
* la partecipazione leale a un'organizzazione mondiale di tutte le nazioni grandi e piccole, retta da principi uniformi di diritto e di equità, con il potere di imporre la stretta osservanza di tutte le obbligazioni internazionali liberamente contratte;
* il rispetto per il diritto di ogni nazione di godere delle libertà umane essenziali;
* il rispetto per la lingua, la religione, le leggi e i costumi delle minoranze nazionali;
* il libero scambio delle idee, delle notizie, delle merci e dei servizi fra le nazioni, e la libertà di movimento all'interno di ogni Paese e fra Paese e Paese, senza gli ostacoli costituiti dalla censura, dalle barriere commerciali protezionistiche e dalle restrizioni sui cambi;
* lo sviluppo delle aree arretrate del mondo con la collaborazione dei loro abitanti, nel loro vero interesse del mondo intero.
Facciamo appello a tutti gli uomini e a tutte le donne che accettano questi ideali e principi perché si uniscano a noi per ottenere la loro affermazione in tutto il mondo.

Wadham College - Oxford, aprile 1947

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